Tra arte e parola: Lea Colliva e l'esperienza della rivista «L'Orto»

Nella vivace Bologna degli anni Trenta, L’Orto rappresentò una realtà culturale unica e profondamente diversa rispetto ad altre pubblicazioni del tempo. Fondata nel 1931

Da sinistra a destra, Nino Bertocchi, Nino Corrado Corazza e Gianni Poggeschi in una foto degli anni ’30, in Benedetta Basevi, Mirko Nottoli, Daniela Schiavina [a cura di], “L’orto” Rivista di lettere e arte, un’avventura culturale nella Bologna degli anni Trenta. 

da Giorgio (1907-1975) e Otello Vecchietti (1902-1982), Nino Corrado Corazza (1897-1975), Gianni Poggeschi (1905-1972), insieme ad altri giovani artisti e letterati, la rivista cercava di creare un luogo accolto e libero, un angolo dove idee e opinioni potessero prosperare senza seguire le mode o subire imposizioni dall’esterno. Il titolo, scelto di proposito per la sua semplicità, evocava un ambiente intimo e ben curato dove nuove idee potevano germogliare con gradualità e naturalezza.

Questa scelta rifletteva un modo di intendere la cultura come qualcosa di quotidiano e autentico, più vicino alla dimensione privata che a quella della propaganda ufficiale. Anche in un’Italia segnata dal fascismo, la rivista rifiutava lo stile retorico e pomposo, mantenendo un tono sobrio e valorizzando la semplicità e la vita rurale come simbolo di autenticità. Questo atteggiamento le consentì di attrarre collaboratori diversi: tra cui scrittori noti come Umberto Saba (1883-1957)  e Mario Luzi (1914-2005), ma anche giovani artisti, critici e intellettuali bolognesi, che vedevano nell’Orto un luogo di libero scambio di idee.

Copertina, con disegno di Corazza, de “L’Orto” all’epoca del suo terzo periodo, in Benedetta Basevi, Mirko Nottoli, Daniela Schiavina [a cura di], “L’orto” Rivista di lettere e arte, un’avventura culturale nella Bologna degli anni Trenta. 

La rivista era costruita in modo essenziale: testi brevi, impaginazione semplice, molte immagini e contributi grafici. Nei primi anni veniva realizzata a Bologna e conteneva incisioni, disegni e opere visive accanto ai testi letterari. Col tempo cambiò più volte sede e formato, ma conservò sempre questa impostazione aperta, in cui immagine e parola convivevano e si sostenevano a vicenda.

In questo ambiente culturale così ricco e collaborativo si inserisce la figura di Lea Colliva (1901-1975), una delle artiste bolognesi più originali del Novecento. Nata nel 1901, si formò da autodidatta, studiando per conto proprio e frequentando lo studio del pittore Flavio Bertelli. La sua pittura univa un forte senso strutturale, vicino a Cézanne (1839-1906), a una sensibilità emotiva intensa, che la critica ha poi definito una delle espressioni più sincere dell’espressionismo bolognese.

Il suo rapporto con L’Orto fu immediato e profondo: Lea Colliva frequentava lo stesso gruppo da cui nacque la rivista, composto proprio da Giorgio e Otello Vecchietti, Corazza, Poggeschi, e prese parte fin dall’inizio alle attività del circolo. Non era una semplice collaboratrice esterna, ma una presenza costante nelle discussioni artistiche, nei confronti critici e nella definizione del carattere estetico del periodico. Il fatto che fosse una donna in un ambiente per lo più maschile rende ancora più significativo il ruolo che ebbe: non fu mai marginalizzata, anzi venne riconosciuta per la sua forza espressiva e per la capacità di dare un contributo originale alla sensibilità visiva dell’Orto. Fu proprio lei, oltretutto a ideare il titolo L’Orto, contribuendo in modo diretto anche all’identità concettuale del progetto.

Le sue opere (ritratti, autoritratti e paesaggi dell’Appennino bolognese) comparvero sulle pagine della rivista e contribuirono a definirne l’identità. Il suo stile, caratterizzato da una linea energica e da una forte introspezione, rispecchiava perfettamente l’idea di “orto” come spazio di cura, di raccolta interiore e di autenticità emotiva. I critici dell’epoca descrivevano Colliva come una persona attraversata da una creatività intensa e difficile da contenere, un “sacro fuoco” che si rifletteva nelle sue opere e che influenzò anche gli altri membri del gruppo.

Il confronto costante con artisti e critici, in particolare con Nino Bertocchi (1900-1956), figura importante del gruppo e suo cognato, aiutò la pittrice a sviluppavano nuovi aspetti della sua ricerca. La rivista non fu per lei solo un luogo di pubblicazione, ma un ambiente che favorì la crescita e il confronto, contribuendo alla maturazione della sua poetica. Questo legame è stato confermato anche da studi e mostre recenti, come la grande retrospettiva del Museo Ottocento Bologna (mostra Ineffabile Lea – Lea Colliva 1901-1975), che hanno messo in luce quanto gli anni dell’Orto siano stati decisivi nella fase più creativa della sua carriera.

L’esperienza dell’Orto e la presenza di Lea Colliva mostrano come una “piccola” rivista possa avere un impatto culturale significativo. La rivista offrì all’artista uno spazio libero in cui sperimentare e confrontarsi, mentre Colliva contribuì a dare al periodico una parte importante della sua identità visiva ed emotiva. Insieme restituirono alla Bologna degli anni Trenta un’immagine più complessa e vitale senza rigidità: ma un luogo dove era ancora possibile coltivare idee nuove, con la pazienza e la cura con cui si lavorava un orto.

 

Lea Colliva, Autoritratto, disegno acquerellato pubblicato sul fascicolo n.2 dell’anno I (giugno 1931) dell'”Orto”.

 

L’Orto, novembre 1931, Anno I – Fascicolo 7 in Beatrice Buscaroli, Francesca Sinigaglia [a cura di], Ineffabile Lea: Lea Colliva (1901–1975) a 50 anni dalla morte

 

Bibliografia

– Beatrice Buscaroli, Francesca Sinigaglia [a cura di], Ineffabile Lea: Lea Colliva (1901–1975) a 50 anni dalla morte, catalogo della mostra, M8 Museo Ottocento, Bologna, 2025.

– Benedetta Basevi, Mirko Nottoli, Daniela Schiavina [a cura di], “L’orto” Rivista di lettere e arte, un’avventura culturale nella Bologna degli anni Trenta; Quaderni della Biblioteca San Giorgio in Poggiale, n.5;  Bologna, 2019

Sitografia

– Biblioteca Salaborsa – Bologna Online, materiali e approfondimenti sulla rivista L’Orto.

– Storia e Memoria di Bologna, scheda su Lea Colliva (biografia e attività artistica)/scheda storica sulla rivista L’Orto

 

Alice Matteuzzi

Laureanda triennale in Antropologia, Religioni e Civiltà Orientali presso l’Università di Bologna, con una forte passione per l’arte. Interessata in particolare agli aspetti organizzativi e gestionali del mondo museal