Secondo capitolo di un articolo dedicato a una retrospettiva sull'evoluzione grafica di Emma Bonazzi, dagli esordi alle prime commissioni pubblicitarie.
1. Emma Bonazzi, Scatola per Cioccolatini Perugina, s.d., velluto e argento, Museo Ottocento Bologna
Capitolo 2
Collaborazione Perugina-Buitoni (1933-1940~)
L’esperienza di Emma Bonazzi maturata presso l’azienda Perugina è da inserirsi in quadro storico più ampio, è giusto infatti contestualizzare la metodologia dell’operato che distingueva nel Novecento le produzioni dell’artista. Sono da ritenersi singolari le sperimentazione sui materiali e metodi di illustrazione, la capacità di maneggiare ricami di tessuti di pregio e fatture differenti, al fine di creare opere polimateriche, talvolta dalla funzione commerciale ma con una chiara impronta artistica.
Proprio in relazione all’arte attraverso il cucito, la Bonazzi è da ritenersi una pioniera nell’ibridazione delle tecniche grafiche, nonostante fosse già riconosciuto l’uso del cucito a fini artistici; la capacità di integrare le conoscenze pittoriche al ricamato ha permesso evoluzioni metodologiche applicate alle Salomè. Questa evoluzione ha portato a un passaggio da una prospettiva bidimensionale ad una realtà plastica capace di stimolare la percezione figurativa dell’osservatore.
Il ruolo assegnato all’artista durante il periodo di professione presso l’azienda Perugina partiva dall’ideazione grafica e il controllo sulla produzione, alla lavorazione e allestimento dei punti vendita, nel 1929 Perugina ufficializza la sede distaccata di Bologna fino alla seconda guerra mondiale, nel 1933 Emma Bonazzi viene assunta con contratto regolare di collaboratore, addetto alle mansioni precedentemente elencate. Inizia una produzione che si colloca nel piano di vendita e produzione dell’azienda volto in quegli anni alla promozione di prodotti al dettaglio, una strategia decisa dal sig. Buitoni (responsabile dell’azienda fino agli anni ‘40), volta a favorire lavorazioni che elevassero il prodotto industriale nobilitandolo e rendendolo appetibile per l’aristocrazia e la nobiltà italiana.
Seguendo il percorso precedentemente tracciato, l’operato della Bonazzi per Perugina acquisisce un valore in cui le produzioni industriali rappresentano un’esperienza multisensoriale, data dalla molteplicità di materiali di diverse fattezze scelti dall’artista, per presentare il prodotto che facilmente acquisisce un sapore di un sofisticato pregio dal valore artistico.
Da ritenersi emblematiche per comprendere l’esperienza della Bonazzi nell’azienda sono le molteplici corrispondenze, in cui è facile trovare i diversi riconoscimenti all’operato dell’artista, provenienti da grandi figure dell’epoca come G. D’Annunzio (nel 1932) e persino dalla Casa Reale Piemontese dei Savoia. Alla grande notorietà delle produzioni è corretto associare le molteplici difficoltà legate al costo e alla quantità dei materiali richiesti da Bonazzi che lavorava con diverse tipologie di sete, velluti, legni di pregio e metalli. Una difficoltà affiancata allo sforzo da parte dell’artista di dover affermare il proprio ruolo in quanto collaboratore e non semplice fornitore.
La mancata comprensione dell’azienda risiede nell’incapacità di attribuire ai lavori della Bonazzi un ruolo artistico, abbassandoli a semplici prodotti funzionali. Questa mancanza di comprensione porterà a un progressivo allontanamento tra l’artista e l’azienda; la Bonazzi si limiterà a scrivere direttamente al sig. Buitoni verso cui rivolgeva particolare ammirazione.
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2. Emma Bonazzi, scatola per Cioccolatini Perugina, s.d., tecnica mista ricamo e pittura, Museo Ottocento Bologna.
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Per una corretta comprensione del ruolo dell’artista per l’azienda sono di non poca rilevanza i viaggi a Roma e Milano negli anni ‘30, la Bonazzi ha modo di studiare e analizzare con perspicacia i punti di forza e le criticità che presentavano i punti vendita, in particolare l’artista riconosce il ruolo di determinate confezioni extra-lusso in determinati ambienti per specifici target di clientela.
L’artista riesce a intuire come la vendita del prodotto che sia di semplice lavorazione e facilmente accessibile o differentemente di grande lusso possa direttamente relazionarsi a metodi di esposizione, quantità, modalità di vendita, posizione geografica e pubblico.
I contatti tra Emma Bonazzi e l’azienda termineranno nel 1940, complici probabilmente la crisi della guerra, il devastante dopoguerra e le nuove strategie di produzione e vendita nel mercato globale del secondo Novecento. Emma Bonazzi muore di stenti a Bologna nel 1959: una fine tragica e ingloriosa per una combattente donna, artista poliedrica.
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3-4. Emma Bonazzi, Scatola per Cioccolatini Perugina, s.d., Ebano e argento, Museo Ottocento Bologna.
5. Emma Bonazzi, Scatola per Cioccolatini Perugina, s.d., velluto e argento, Museo Ottocento Bologna.
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Per dare una degna conclusione all’articolo risulta vitale evidenziare le grandi capacità artigiane della Bonazzi, sostenute da una strabiliante conoscenza dei materiali e delle loro possibili combinazioni volte a un risultato non esclusivamente estetico o commerciale, ma sensoriale, le produzioni di Emma Bonazzi vivono di una tensione materica armonizzata dal tocco di un’artista.
Definire Emma Bonazzi esclusivamente un’artista può in certe circostanze apparire riduttivo, una figura segnata da una coerenza stilistica sconcertante ma in costante evoluzione, una figura capace di curare un prodotto industriale in cui la funzionalità del prodotto stesso è subordinata esclusivamente all’immaginario espresso.
Uno dei rimproveri più interessanti nei confronti dell’artista rivelati dalle corrispondenze con l’azienda esprime disappunto per la deperibilità delle creazioni nel lungo periodo.
Da queste critiche può nascere una riflessione: i sogni e le esperienze suscitate sapientemente nelle opere polimateriche, non erano una fotografia della realtà, ma una temporanea interpretazione fiabesca. Saper proporre la bellezza data dalla lavorazione dei materiali, nella sua diversità frutto della molteplicità di risorse, seppur temporanea, dà vita a un gesto dal grande valore interpretativo. L’arte può apparire effimera se adattata alle leggi dell’industria, ma straordinaria se sapientemente veicolata. Il linguaggio artistico della Bonazzi è un manifesto celebrativo dell’artigianato artistico sapientemente applicato a una realtà industriale, perché anche ciò che è poco funzionale può ammaliare.
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Nel collegamento al link seguente potete leggere: il primo capitolo dell’articolo dedicato a una retrospettiva sulla nascita e lo sviluppo della carriera artistica di Emma Bonazzi.
Capitolo 1: https://mobologna.it/tigiu-deniscasali/
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-Testo a cura di Casali Denis, studente di Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo presso l’Università di Bologna.
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Bibliografia:
- Sighinolfi, Leda (a cura di), 2013, Emma Bonazzi: Retrospettiva, Roma, Aracne editrice.
Sitografia:
- https://mobologna.it/emma-bonazzi
- https://www.storiaememoriadibologna.it
- https://www.archiviostoricobarilla.com
- https://www.cgilreggioemilia.it/retrospettive-emma-bonazzi/
- https://www.perugina.com/it/mondo-perugina/storia
- https://www.bibliotecasalaborsa.it/bolognaonline
- http://www.collezionesalce.beniculturali.it
- https://dati.cultura.gov.it/
- https://catalogo.beniculturali.it/