Primo capitolo di un articolo dedicato a una retrospettiva sull'evoluzione grafica di Emma Bonazzi, dagli esordi alle prime commissioni pubblicitarie.
1. Emma Bonazzi, Lalis prodotti di bellezza, s.d., Treviso, Archivio Fotografico della Direzione Regionale Musei Nazionali Veneto, su concessione del Ministero della Cultura.
Capitolo 1
Nata a Bologna nel 1881, Emma Bonazzi si rivela presto un’importante figura capace di definire il paesaggio grafico e pittorico su scala regionale e nazionale. È un personaggio poliedrico che afferisce a illustrazione, disegno e cartellonistica, diplomatasi a pieni voti presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1913. Il percorso dell’artista è definito da una grande consapevolezza del panorama italiano del primo Novecento, segnato dallo sviluppo dei grandi marchi di aziende italiane in un periodo di forte industrializzazione.
Si affermano nuovi scenari politici e sociali che porteranno all’ascesa dell’ideologia e del regime fascista. Nel contesto bolognese tali realtà acquisiscono concretezza nella casa d’arte futurista di Tato (Guglielmo Sansoni) nel 1926.
Emma Bonazzi riesce ad affermarsi con grande dimestichezza, imponendo la sua prospettiva in quanto donna, artista e imprenditrice, validando il proprio operato artistico attraverso una serie di partecipazioni a mostre ed eventi di calibro nazionale e internazionale tra cui: la Iª Secessione Romana nel 1914 con l’opera “Bambola”, l’esposizione internazionale di San Francisco nel 1915 in collaborazione con Alfredo Protti (1882-1949), Adolfo Busi (1891-1977) e Carlo Corsi (1879-1966), la Biennale di Venezia nel 1920 attraverso l’esposizione del trittico “Grano, Melograno e Salice” e nello stesso anno l’artista partecipa alla IIª Secessione romana.
L’evoluzione dello stile pittorico e illustrativo dell’artista segue un percorso di duplice attenzione ad aspetti di innovazione e tradizione artistica, ispirandosi apertamente alla Secessione viennese (iniziata nel 1897) che la Bonazzi manifesta nell’uso di soggetti come le Salomè, un ciclo di matrice simbolista e secessionista iniziato dall’artista nel 1916 in una prima versione, realizzata a china per l’esposizione della Società Francesco Francia a Bologna.

2. Emma Bonazzi, Le stagioni, 1917, acquarello su carta, Museo Ottocento Bologna
Emma Bonazzi sviluppa uno stile decorativo mostrando una chiara attenzione e interesse per l’operato klimtiano. L’adesione alle prime due edizioni delle quattro secessioni romane certifica nell’artista una chiara volontà di manifestare una sorta di “giovane libertà” artistica ed espressiva. Di particolare rilevanza è la capacità della Bonazzi di rimanere nelle proprie scelte stilistiche mantenendo coerenza con il connubio innovazione nella tradizione, saranno le esperienze grafiche degli anni venti che dimostreranno al meglio le capacità di sintesi e analisi dell’artista, coniugando temi classici a tecniche di produzione miste.
Emma Bonazzi era solita firmarsi Tigiù, uno pseudonimo infantile che riconduceva all’immaginario fiabesco da cui la Bonazzi era particolarmente affascinata. Nei primi anni del ‘900 l’artista entra in contatto con la tipografia bolognese Edmondo Chappuis, un importante incontro in un nuovo ambiente fertile di conoscenze artistiche che segnerà una svolta nella produzione grafica dell’artista, degna di nota è anche la tipografia Baroni con cui la Bonazzi svilupperà importanti manifesti.
Grazie al paesaggio industriale e tecnologico degli anni ‘20 e ‘30, caratterizzato dall’ascesa delle comunicazioni di massa e l’instaurarsi di una progressiva sinergia con le arti, lo sviluppo del design in relazione ad architettura, scultura e pittura, crea una circostanza in cui si assiste a una convergenza di culture nazionali e internazionali volte a definire un quadro europeo dinamico. Si avviano così diversi percorsi professionali di natura artistica e grafica in cui con grande maestria la Bonazzi riesce ad affermare la sua presenza, nell’ambito della progettazione cartellonistica e del design di confezioni per prodotti industriali.
Nascita ed Evoluzione della Grafica di Emma Bonazzi
Le prime produzioni grafiche negli anni ‘20 del Novecento denotano una progressiva evoluzione delle conoscenze e delle influenze dei movimenti artistici del tempo. Una selezione di tre manifesti pubblicitari ci può guidare alla scoperta delle capacità da illustratrice dell’artista, l’analisi di tre opere emblematiche ci può permettere di costruire una panoramica dello sviluppo stilistico e contenutistico nei progetti grafici dell’artista. Uno dei primi manifesti realizzati in grande formato è del 1917 “Acqua Litiosina” (imm. 3), un compito che permette alla Bonazzi di evolvere e maturare il linguaggio grafico, complici le influenze del gruppo di artisti di calibro internazionale che ruotava intorno alla tipografia bolognese Edmondo Chappuis. Un ulteriore cambiamento all’approccio grafico della Bonazzi si può notare nella commissione di un manifesto per gare di idrovolanti; “Coppa del Re” (1921), (imm. 4), secondo manifesto dell’artista che presenta diversi elementi riconducibili all’Art Nouveau (influenze che avrà modo di abbandonare nella produzione per il calendario Barilla, il quale segnerà una svolta in direzione del linguaggio Art Déco). Un terzo manifesto degno di nota è quello realizzato su richiesta dell’azienda di liquori veneziana “F.lli Pilla” (1937), (imm. 5), evidenziando un nuovo linguaggio che si distanzia dai precedenti approcci che avevano caratterizzato “Coppa del Re” e “Calendario Barilla”.
Imm. 3: Emma Bonazzi, Acqua Litiosina, 1917, Archivio Fotografico della Direzione Regionale Musei Nazionali Veneto, su concessione del Ministero della Cultura.

Imm. 4: Emma Bonazzi, Coppa del Re, 1921, Archivio Fotografico della Direzione Regionale Musei Nazionali Veneto, su concessione del Ministero della Cultura.

Imm. 5: Emma Bonazzi, F.lli Pilla, 1937, Archivio Fotografico della Direzione Regionale Musei Nazionali Veneto, su concessione del Ministero della Cultura.

Oltre al trittico di manifesti presentati sarebbero da conoscere molte altre produzioni dell’artista tra cui: “E vincer Bisogna” locandina propagandistica, che raffigura bersaglieri in corsa per la vittoria e “Molaroni Motocicli Pesaro”, locandina pubblicitaria del 1929 che raffigura un motociclista su motocicletta sopra il globo terrestre.
-Testo a cura di Casali Denis, studente di Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo presso l’Università di Bologna.
Bibliografia:
- Sighinolfi, Leda (a cura di), 2013, Emma Bonazzi: Retrospettiva, Roma, Aracne editrice.
Sitografia:
- https://mobologna.it/emma-bonazzi-tra-innovazioni-artistiche-e-parita-di-genere/
- https://www.storiaememoriadibologna.it/archivio/persone/bonazzi-emma-dettoa-tigiu
- https://www.archiviostoricobarilla.com/esplora/focus/biografie-degli-autori/emma-bonazzi-disegnatrice/
- https://www.cgilreggioemilia.it/retrospettive-emma-bonazzi/
- https://www.perugina.com/it/mondo-perugina/storia
- https://www.bibliotecasalaborsa.it/bolognaonline/events/lo_stabilimento_litografico_di_edmondo_chappuis
- http://www.collezionesalce.beniculturali.it/?q=autore&id=217
- https://dati.cultura.gov.it/
- https://catalogo.beniculturali.it/
