IL PORTICO DELL’OSPITALE DI LEA COLLIVA E VALLE AL MATTINO DI NINO BERTOCCHI. CONFRONTI E INFLUENZE TRA I DUE ARTISTI
Lea Colliva (1901-1975) è una pittrice bolognese, realizza il dipinto Il portico dell’Ospitale nel 1948, il dipinto rappresenta un luogo a lei caro, per il molto tempo passato al suo interno insieme alla sorella e al cognato Nino Bertocchi (1900-1956), anche lui pittore bolognese, autore dell’opera Valle al mattino del 1947. Questi artisti durante il periodo tra le due guerre si rifugiano all’interno di questo locale, l’Ospitale di Monzuno.
L’Ospitale di Monzuno anche detto Ospitale di Santa Maria delle Selve o Santa Maria di Monzone è un luogo con origini molto antiche, fondato nel 1034, che ha accolto molte persone tra cui pellegrini, monaci vallombrosani e francescani. Un antico ostello a circa un chilometro da Monzuno che includeva ai tempi monacensi una vasta proprietà terriera, una chiesa e un mulino. La villa dell’Ospitale diventerà poi nel ‘900 luogo di ritrovo di molti artisti, attratti da questo luogo anche grazie a queste due figure; infatti, Nino Bertocchi all’interno dell’Ospitale continua la sua attività di critico militante, mentre Lea Colliva si destreggia nella raffigurazione di tutti coloro che arrivavano in questo luogo, per essere sottoposti al giudizio critico di Nino Bertocchi.
Nel dopoguerra la villa ha continuato ad essere luogo di lavoro e meta di numerosi artisti, anche dopo la morte di Nino Bertocchi, come Nino Corrado Corazza (1897-1975) , Giacomo Manzù (1908-1991), Ferruccio Giacomelli (1897-1987) e Ilario Rossi (1911-1994).
Ilario Rossi era un artista molto legato alle colline bolognesi, abbiamo anche testimonianza del suo passaggio a Monzuno tramite un’incisione che raffigura l’Ospitale sulla collina, fermo nel tempo. Ilario Rossi ritrae soprattutto paesaggi naturalistici, di zone di campagna come Monzuno. Le colline sono quei luoghi dove i pittori amano ritirarsi, nella pace e nel silenzio.

Ilario Rossi, L’Ospitale di Monzuno, 1987, acquaforte su zinco, cm 18 x 24, Collezione privata
Il rapporto che avranno Nino Bertocchi e la pittrice Lea Colliva è efficacemente descritto da Beatrice Buscaroli nelle parole: “Due figure simili e opposte, due modi di intendere l’arte, due destini”.
Lea Colliva e Nino Bertocchi si conoscono all’interno dello studio di Flavio Bertelli (1865-1941), presso Palazzo Bentivoglio, insieme ad altri artisti del gruppo di Caffè San Pietro, come Nino Corrado Corazza e Ferruccio Giacomelli; Lea Colliva era l’unica donna del gruppo. L’influenza che Nino Bertocchi avrà su di lei, nasconderà il suo vero stile fino alla morte del cognato.
La Colliva si differenzia da Bertocchi con l’utilizzo del colore e dello spirito all’interno delle sue opere, che in Bertocchi non possiamo ritrovare a causa della sua formazione ottocentesca. Bertocchi sarà una figura fondamentale in lei per tutto il suo periodo di crescita, la sua presenza tiene l’artista all’interno del divisionismo ottocentesco, portato a Bologna da Bertelli.
Paul Cézanne (1839-1906) sarà per Nino Bertocchi e Lea Colliva un punto di riferimento, ma diversi sono i rimandi che hanno questi artisti nelle loro opere. Se per la Colliva sarà fondamentale questa influenza per il rigore geometrico e l’impianto prospettico, quello che predilige Bertocchi di Cézanne è il paesaggio e la concezione spirituale dell’arte, infatti Bertocchi dipinge partendo dall’ultimo Cézanne quello ossessionato da Monte Sainte-Victoire.
La pittrice si avvicina in questo periodo al naturalismo padano dal quale si trova circondata. In Lea Colliva ritroviamo un animo forte e indefinibile, ma che dai suoi inizi naturalistici si discosta nella ricerca espressionistica attraverso l’uso del colore. Qui vediamo la messa in atto dei valori riportati da Vittore Grubicy de Dragon (1851-1920) maestro nella ricerca di nuovi impasti materici, dove la componente del colore e dello spirito si fondono, restituendo l’atmosfera attraverso la materia

Lea Colliva, Il portico dell’Ospitale, 1948 (sul retro 1968), tempera su faesite, cm 50,5 x 41 / 65 x 55, Fondazione Bertocchi-Colliva
“Il colore. Se in arte tutto è personalità, il colore è, per me, la pensosità segreta di questa personalità, lo sguardo profondo col quale essa vede e compirà la sua visione” (1951) – Lea Colliva
Nino Bertocchi, invece, nelle sue opere sembra seguire la poetica del sublime, raccolta all’interno delle visioni paesaggistiche. Aveva trovato nel paesaggio l’espressione del suo sentimento verso la natura, mantenendone i valori tradizionali ottocenteschi.
“Io ho dipinto e dipingo tutt’ora ogni giorno con la ostinata e curiosa mania dei pazzi, sacrificando a questa febbre dell’arte tutto ciò che nella vita degli uomini è considerato un piacere” – Nino Bertocchi

Bertocchi, Valle al mattino, 1947, olio su tela, cm 124 x 90, Fondazione Bertocchi- Colliva
Dal confronto tra le due opere emergono due visioni diverse una naturalistica e una più sentimentale nonostante siano state realizzate nel medesimo luogo. Lea Colliva rende il luogo reale, ma lo porta ad una prima astrazione attraverso l’utilizzo di questi colori acidi e vibranti. Si vede ancora l’influenza cezanniana nell’utilizzo delle linee e l’insegnamento di Grubicy legato alla fusione del colore e dello spirito. In Bertocchi è visibile l’influenza cezanniana legata al paesaggio, il quale ricorda la serie di studi realizzati sulla montagna del Sainte-Victoire, luogo nel quale si ritira nell’ultima parte della sua vita. I colori che utilizza Lea Colliva trasmettono l’anima dell’artista e la ricerca su sé stessa, in Nino Bertocchi, invece i colori sono quelli reali, si vedono chiaramente i sui riferimenti pittorici. Il pittore bolognese è già arrivato a quello che sarà il suo stile definitivo, mentre l’artista sta ancora cercando il modo per esprimersi, è uno dei primi quadri dove Lea inizia a sperimentare, a fare qualcosa di diverso da ciò che la circondava in quel periodo.
Un sentito ringraziamento a Ermanno Pavesi, vicesindaco di Monzuno.
Alessia Miceli
Laureanda in triennale DAMS, Università di Bologna, Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo, presso l’università di Bologna con interesse all’ambito artistico. Dal secondo anno di DAMS ho iniziato un ulteriore percorso di studi presso l’Accademia Belle Arti di Bologna nel corso di Restauro PFP5 materiale cartaceo e archivistico. La mia aspirazione è quella di continuare a formarmi nell’arte, approfondendo le mie competenze. Ambisco a un percorso che mi permetta di essere al tempo stesso nell’ambito artistico e nel restauro, per trasmettere la bellezza dell’arte tramite le parole e conservare il patrimonio artistico italiano.
Bibliografia e sitografia
Abatantuono, L’Ospitale di Santa Maria di Monzone in Monzuno – Storia, Territorio, Arte; tradizione edito dal comune di Monzuno nel 1999
Amadori, Bertocchi e Colliva rivivono a Monzuno, in Nelle Valli Bolognesi, 12 (2011), pp. 32-33
Buscaroli (a cura di), Per rompere il silenzio, 42 opere di Lea Colliva, catalogo della mostra, Accademia Cattini, Bologna 1993
Buscaroli Fabbri (a cura di), Nino Bertocchi 1900-1956, Bologna, Grafis Edizioni, catalogo della mostra di Bologna, Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna, 21 marzo-26 aprile 1992
Buscaroli Fabbri (a cura di), Nino Bertocchi 1900-1956. L’opera dipinta, disegnata, incisa e scritta, Bologna, Bononia University Press, catalogo della mostra di Bologna, novembre-dicembre 2006
Buscaroli, F. Sinigaglia (a cura di), Ineffabile Lea, Lea Colliva (1901-1975) a 50 anni dalla morte, catalogo della mostra, Museo Ottocento Bologna, 2025
Ilario Rossi
Storia e Memoria consultato il 30 dicembre 2025
Pompilio Mandelli, L’amico Ilario consultato il 30 dicembre 2025
Vita dell’artista consultato il 30 dicembre 2025
Nino Bertocchi
Nino Bertocchi, dizionario bibliografico consultato il 31 dicembre 2025
Nino Bertocchi e i pittori di Monzuno, consultato il 30 dicembre 2025
Storia e memoria di Bologna consultato il 30 dicembre 2025
Pinacoteca Bertocchi Colliva consultato il 30 dicembre 2025
Monzuno (BO)
Ospizio per pellegrini di Santa Maria delle Selve consultato il 30 dicembre 2025
Monzuno consultato il 30 dicembre 20