Lea Colliva e Paul Cézanne a confronto. Un percorso affine di riflessioni sullo spazio.
Lea Colliva, assieme ad altri personaggi illustri della scena artistica bolognese come Nino Bertocchi (1909-1956), si cimenta in una produzione assidua, quasi maniacale, di figure, nature morte e paesaggi. Vincola impressione ed espressione: “la parola forma bisogna leggerla col suo segreto”. (L.C., 1972)
Lea Colliva, Alberi, 1953, olio su tela,
0,49×0,38 m, collezione privata
Inizialmente recupera la forma antica novecentesca della tradizione emiliana e sperimenta le tecniche divisioniste che trovano il loro maggiore sviluppo a Milano, centro di sviluppo artistico principale.
La stessa Colliva, scrivendo all’amica Lina Cané (1903-1980) nel 1958, ha occasione di riflettere sulla questione della tecnica legata alla trasmutazione di mezzi, secondo l’energia interiore e la passione.
Essendo la natura stessa sfuggente, dotata di una forza pulsante, concepisce l’impossibilità del costringerla in una forma. La prova di questa concezione è visibile nelle nature morte realizzate durante gli anni della maturità. Il colore si scompone e lo sfondo pare irrisolto, perché animato. Le linee in tutti i dipinti a olio sono tessute una sull’altra e costantemente pulsanti.
Nei primi anni Sessanta affronta un periodo colmo di inquietudini. Nonostante sia travolta dalle sue stesse sensazioni, riuscirà a recuperare la forza per dedicarsi alla ricerca della libertà delle risoluzioni.
La forma si configura nella dimensione spirituale di riflessione sull’ignoto ed è legata al tempo.
L’artista bolognese lega esplicitamente il paesaggio alla dimensione eterna dello spirito, «La sua attualità è eterna nello spirito, da Cézanne in poi» (L.C., 1963).
Paul Cézanne, Alberi e rocce nel Parco dello Château Noir, 1904, 0,73×0,92 m,
Museo Langmatt Sidney e Jenny Brown Foundation
Durante i primi anni di produzione artistica, la Colliva raccoglie l’eredità di Cézanne (1839-1906) ispirandosi alle sue indagini pittoriche dalle quali si orienta per il rigore geometrico e l’impianto prospettico. Tra le opere simbolo di questo primo periodo pittorico è Pascolo nel castagneto del 1923. Successivamente declinerà questa dimensione rigorosa e architettonica in una più esistenziale e novecentesca, meno fondativa e più problematica.
Con il Post-Impressionismo, il paesaggio assume una nuova funzione: non solo percezione istantanea, ma costruzione strutturale, riflessione sulla forma e sul colore. In questo contesto, l’opera di Paul Cézanne rappresenta un momento decisivo di svolta.
Pur partendo dall’esperienza impressionista, egli sente l’esigenza di restituire solidità e struttura alla natura. Celebre è la sua affermazione secondo cui bisogna trattare la natura secondo “il cilindro, la sfera e il cono”: ciò significa ridurre le forme naturali a volumi essenziali. In entrambi i casi la forma non è mai decorativa: è conquista, lotta, processo.
La Colliva parla della natura come realtà sfuggente, impossibile da costringere in una forma definitiva; per questo le sue nature morte presentano colore scomposto, sfondi irrisolti, linee tessute e vibranti.
Lea Colliva, Ora infuocata, 1960,
Courtesy Sara Cosimini
«Il paesaggio si è mostrato appena per qualche spiraglio. È stato un affacciarsi e sparire continuo, inafferrabile, logorante. Ho perduto l’occasione, il tempo e tanta energia. Ecco tutto, e si immagini pure attorno a questo movimento rotto, tumultuoso delle forze naturali “i moti”, i bagliori, le ombre della mia arte». (L.C., 1969)
Per Cézanne fondamentale è il modo in cui egli costruisce l’immagine attraverso il colore e la pennellata. Le sue lettere insistono sulla necessità di essere “sinceri” e “sottomessi alla natura”, ma allo stesso tempo padroni dei propri mezzi espressivi. Il colore non serve solo a rendere la luce, ma a strutturare i piani e a dare solidità alla forma. La pennellata diventa così strumento di costruzione: non dissolve le forme, come farà la Colliva, ma le organizza in una trama coerente. Il paesaggio è il risultato di un processo lento, meditato, in cui osservazione e costruzione si fondono.
Specialmente nei cicli della Mont Sainte-Victoire, trasforma il paesaggio in costruzione meditata, quasi architettonica. Il paesaggio non è più soltanto impressione luminosa. Le pennellate diventano più meditate e modulano il colore per definire i piani spaziali. La profondità non è ottenuta solo con la prospettiva tradizionale, ma attraverso variazioni cromatiche e rapporti tra toni caldi e freddi.
Paul Cézanne, Mont Saint-Victoire,1895, olio su tela, 0,73×0,92 m, collezione privata
Gli artisti concepiscono la forma non come semplice contorno visibile, ma come risultato di una tensione profonda tra materia e spirito. L’assidua produzione paesaggistica di entrambi conferma la dedizione rivolta al tema.
La Colliva descrive la forma come un movimento profondamente legato alla dimensione spazio-temporale. Allo stesso modo Cézanne, soprattutto nella maturità, non si limita a registrare l’impressione visiva, ma si immerge nella riflessione formale sulla resa della natura, anticipando la concezione della natura costituita da forme primarie, come moduli che compongono la realtà.
Condividono una visione del paesaggio come luogo di ricerca interiore e di costruzione formale, dove la natura non è imitata ma interpretata. Tuttavia, mentre Cézanne costruisce progressivamente una struttura solida e fondativa per la pittura moderna, la Colliva sviluppa una ricerca più spirituale e inquieta, in cui la forma rimane campo di conflitto tra energia interiore e materia; descrive il paesaggio come “movimento rotto, tumultuoso”.
Giovanna Carapella
Laureanda in Dams – Discipline dell’arte della musica e dello spettacolo, presso l’Università di Bologna;Curriculum: Arte e Giuridico-politico-gestionale.
Bibliografia:
- D. Buscaroli, F. Sinigaglia (a cura di), Ineffabile Lea, Lea Colliva (1901-1975) a 50 anni dalla morte, catalogo della mostra, Museo Ottocento Bologna, 2025.
- J. Kear, Paul Cézanne, Reaktion Books, 2016.
Sitografia: