DAL SENTIMENTO ALL'INTERIORITÀ: LA RAPPRESENTAZIONE DELL'AMICIZIA FEMMINILE DA SILVESTRO LEGA A LEA COLLIVA

Silvestro Lega, Il pergolato, 1868, olio su tela, 75×93,5 cm, Pinacoteca di Brera

La scena registra un dopo pranzo, dove delle donne e una bambina si riparano dal sole sotto un pergolato. La scena è en plein air e mostra un paesaggio naturalistico, dove è presente una grande attenzione nel dipingere i fiori ed il paesaggio collinare sullo sfondo. La realtà è rappresentata con una pittura “a macchie”, con contrasti tra zone di luce e di ombra, senza passaggi graduali. Ritroviamo i temi del naturalismo ottocentesco: l’ambiente familiare e borghese, restando attinenti alla realtà. Si coglie che tra le donne c’è un sentimento che unisce, trasmesso dal gioco di toni caldi della luce e di ombre, in relazione anche con la rappresentazione del paesaggio. Il tema dell’unione delle figure è scaturito prettamente dall’ambiente: queste luci accoglienti e la prospettiva del cortile raggruppano le figure in un’unica scena. Un altro elemento che  sottolinea il legame delle figure rappresentate è l’evidenza del loro status sociale. Questo fattore lega ma  non rappresenta le donne borghesi in posa, come si vede solitamente nei ritratti delle alte cariche sociali: viene sottolineata la loro quotidianità ed il compimento di movimenti sciolti, che si osservano soprattutto soffermandosi sulla figura della bambina che gesticola mentre chiacchera. Sono le vesti principalmente a far capire che si tratta di donne borghesi. L’amicizia emerge grazie alla rappresentazione dell’ambiente e a fattori estetici ma non si coglie l’aspetto psicologico dei soggetti: l’attenzione principale ricade, come nei tipici dipinti del periodo dell’Ottocento, sugli elementi della natura e sulla luce. Attualmente il quadro si trova presso la Pinacoteca di Brera.

Fabio Fabbi, Pescatrici sull’Arno alla Casaccia di Bellariva, 1887 (giugno), olio su tela, 43 x 32 cm, Museo Ottocento Bologna

In questo dipinto Fabbi dà alla figura della donna un’immagine nuova rispetto a quella vista finora nell’Ottocento: rappresenta due donne nobili (lo si coglie grazie alle loro vesti) che compiono un’azione che non si pensa essere tipica per donne di questo status sociale. L’attività della pesca era sempre stata associata agli uomini. L’amicizia tra le due donne traspare proprio grazie a questo gesto “controcorrente” perché si evince che entrambe hanno  scelto di condividere insieme un momento autentico, non andando a cene di gala o a vedere le corse dei cavalli, come tipico delle donne aristocratiche dell’epoca, ma andando a pescare sull’Arno.

Anche la vivacità dei colori delle vesti trasmette un grande senso di unione: il tessuto è a pois colorati e uno dei due soggetti fa uscire dalla gonna le calze di un arancione acceso. Le due donne però non si toccano, non hanno un dialogo e anche in questo dipinto l’amicizia è trasmessa solo da fattori esterni e di apparenza ma non da elementi che nascono dall’interiorità delle figure.

Giovanni Boldini, Conversazione al caffé, 1896, olio su tavola, 28×41 cm, collezione privata.

In quest’opera Boldini rappresenta due donne che hanno avuto un legame con lui: si riconoscono infatti, Berthè, ovvero la donna bionda sulla destra che è la sua prima modella francese con cui condivise anche dei sentimenti, mentre sulla sinistra si trova la contessa Gabrielle de Rasty, che lo introdusse nel mondo dei salotti letterari e con cui ebbe anche una storia. Gabrielle sembra una donna più sicura mentre Berthe è più disinteressata. Boldini sceglie proprio come luogo il caffè perché è il classico posto di incontro e socialità.

L’artista dipinge la Belle Époque, curandosi principalmente di rappresentare l’estetica del contesto: è presente una sofisticata atmosfera sociale, un’attenzione alla moda estremamente elegante del tempo e viene trasmesso il benessere e la vita agiata. Il tema dell’amicizia non viene nuovamente indicato in modo esplicito ma lo si coglie dalla complicità e dalla sintonia delle due donne, visibili negli sguardi e nelle pose rilassate.

L’artista affermerà anche che il titolo dell’opera  evoca l’idea di uno scambio verbale e di un’interazione umana che si basa sull’amicizia. Il momento di condivisione viene trasmesso anche grazie alla rappresentazione dell’ambiente, con figure che emergono dallo sfondo in modo leggero e vibrante, contribuendo a creare un’atmosfera eterea e mondana, e dalla luce, creata da pennellate vibranti che catturano l’istante fuggente e danno un effetto di luminosità diffusa.

Da questi dipinti si può dedurre che nell’arte dell’Ottocento l’amicizia e la complicità vengono messe in scena solo tramite la visione di atteggiamenti fisici, come posture o gesti e sguardi. La pittura in questo periodo si concentra maggiormente a rappresentare l’esteriorità dei comportamenti sociali, piuttosto che indagare circa i sentimenti e l’aspetto più intimo o emotivo dei soggetti rappresentati. Anche l’ambiente svolge un ruolo di rilievo perché non è solo sfondo, ma funziona come rappresentazione del contesto sociale. I dettagli delle vesti sono ulteriori elementi che aggiungono delle indicazioni circa i legami delle figure dei dipinti: definiscono il loro status e le loro abitudini quindi, anche il tipo di relazione che le lega.

Lea Colliva, Le amiche, 1927, Olio su tela, 83,5×66 cm, Pinacoteca Bertocchi Colliva (esposto presso Museo Ottocento Bologna, mostra Ineffabile Lea. Ineffabile Lea, 31 ottobre 2025 – 16 marzo 2026).

Lea Colliva in questo dipinto vuole trasmettere il legame con i soggetti che ritrae: Amelia Fantini e Renata Colliva. Le due ragazze hanno sempre sostenuto il lavoro dell’artista e lei sceglie di rappresentarle mediante un elemento di raccordo: il ventaglio, che unisce le due figure. L’artista utilizza linee continue e spezzate, alternandole, per immortalare anche il tema dell’adolescenza, ovvero il periodo che stavano vivendo le ragazze e che è una fase di passaggio verso l’età adulta e si porta con sé momenti non sempre lineari ma anche tortuosi. La Colliva pone molta attenzione alla luce come veicolo di “interiorità”: le  due figure sono immerse in una luce calda, morbida e questo indica una condivisione silenziosa, un momento di tranquillità vissuto insieme.  Nei ritratti e nei disegni della fine anni Venti, la figura spesso emerge da uno sfondo semplificato o neutro, che riduce il contesto esterno e mette la persona in primo piano. Questo serve per accentuare la presenza della soggettività, come se la figura fosse al centro di un pensiero o riflessione. Le due ragazze guardano dalla stessa direzione e fisicamente sono molto vicine e con pose naturali e questa attenzione alle pose ci  trasmette la loro complicità.

Lea Colliva riprende quindi in questa fase l’utilizzo dei colori dell’Ottocento e l’attenzione verso la rappresentazione delle gestualità ma va oltre, creando qualcosa di nuovo. Non si focalizza sul ritrarre lo status sociale dei soggetti, ma il legame emotivo che lei ha con loro. Inserisce sempre qualcosa di profondo che nasce da lei e che la porterà poi a creare dipinti totalmente astratti, con colori acidi e che trasmettono a pieno i suoi pensieri, discostandosi totalmente dallo stile Ottocentesco e creando qualcosa di suo. Non essendo brava a scrivere dei suoi sentimenti, userà il colore per raccontarsi. Da questo dipinto Lea Colliva inizia a capire dove indirizzare la sua pittura e come rappresentare in un modo nuovo i sentimenti. Si passa da una pittura basata “sull’esteriorità” a una che mira “all’interiorità”  e a raccontare di sé.

Gaia Guernelli

Laureanda triennale in Beni Culturali presso l’Università di Bologna (sede di Ravenna). Appassionata di storia dell’arte, dei processi di fruizione delle opere e del rapporto tra l’opera d’arte e il pubblico, con interesse anche per la conservazione del patrimonio artistico.

Bibliografia:

– Pinacoteca di Brera: https://pinacotecabrera.org/collezioni/collezione-on-line/un-dopo-pranzo-il-pergolato/.

Aletes onlus, per l’opera Conversazione al caffè di Boldini: https://www.aletes.it/conversazione-al-caffe-opera-di-giovanni-boldini/

– Silvestro Lega. Dipinti (catalogo della mostra, Firenze / Palazzo Strozzi, 1988) — curatori: D. Durbé, G. Matteucci, R. Monti, L. Landini.

– Catalogo Ineffabile Lea Colliva (1901-1975) a 50 anni dalla morte, a cura di Francesca Sinigaglia e Beatrice Buscaroli, catalogo della mostra del Museo dell’Ottocento di Bologna.

– Catalogo Guida al museo, a cura di Francesca Sinigaglia e Maria Stella Igino.