BOLOGNA FIN DE SIÈCLE: TRA OLI E ILLUSTRAZIONI

L’etichetta Fin de Siècle comprende tutti quegli artisti che sono nati e hanno vissuto in quegli anni a cavallo tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, raccogliendone e rappresentandone le idee e le visioni artistiche e letterarie. È un periodo la cui arte prende una nuova linfa vitale grazie alle pulsioni economiche e sociali del Regno d’Italia, in un’epoca che proprio per queste sue caratteristiche conosciamo come Belle Époque. Bologna in questi anni rappresenta se stessa attraverso le figure di Marcello Dudovich (1878 – 1962), Fabio Fabbi (1861-1945), Augusto Majani (1867-1959), Alfredo Savini (1868-1924), ma anche importanti nomi di artiste donne, tra cui Leonella Nasi (1889-1975) ed Emma Bonazzi (1881-1959). È un periodo che vede anche un importante cambiamento nella scena artistica bolognese: tutti i grandi maestri del Bello e dell’Arte, interpreti del gusto locale, erano legati dalle esperienze intellettuali delle Società nate per la divulgazione dell’arte felsinea, e a cavallo del XIX secolo c’è un vero e proprio cambio di rotta nazionale, con l’accorpamento delle Accademie di Belle Arti in un’unica grande Accademia a Bologna, che avrebbe portato avanti rassegne triennali di interesse regionale, fondamentali per gli artisti bolognesi. Inoltre dal 1895 la Società per le arti Francesco Francia raccoglie il ruolo che la Protettrice di Belle Arti aveva avuto dall’inizio del secolo, inaugurando una serie di esposizioni che dureranno fino al 1922 con il preciso scopo di valorizzare gli artisti bolognesi. 

Queste mostre si caratterizzano per partecipazioni di eccezione, come nel caso della prima apparizione di Marcello Dudovich (1878-1962) nel 1901, triestino di nascita ma destinato a diventare una personalità fondamentale della scena artistica bolognese, in una Bologna che lo accoglie all’inizio del ‘900 e che lui rappresenta anche nel suo autoritratto insieme alla moglie Elisa Bucchi (Autoritratto con Elisa Bucchi in Piazza San Domenico, 1899-1901) visibile nella collezione del Museo Ottocento. Partecipa alle mostre con opere come Amleto e Ritratto, e alcuni ritratti nel 1905, quando aveva già iniziato da qualche anno la frequentazione dell’atelier di Chappuis, grande stampatore. L’attività di Dudovich nel campo dell’illustrazione prende davvero piede dal 1900 in poi, anche a livello internazionale: premiato in quello stesso anno all’Esposizione Universale di Parigi, inizia a produrre illustrazioni per Novissima, Il Giornalino della Domenica di Firenze, Varietas, Ars et Labor, Secolo XX, La Lettura e Rapiditas. Lavora anche all’estero, a Monaco di Baviera ad esempio, come disegnatore di Simplicissimus, realizzando illustrazioni di moda e mondanità. Le sue illustrazioni prenderanno anche chiare posizioni politiche, come nel caso dei lavori per i fascicoli antiaustriaci fatti durante la guerra, una produzione che prosegue parallela alle illustrazioni commissionate da diverse aziende, con nomi anche celebri come Fiat, Alfa Romeo, Pirelli (per cui realizza il famoso manifesto per i copertoni), Assicurazioni Generali, e altri. La sua produzione illustrativa lo porta, dagli anni ‘20 in poi, a spostarsi da città a città, come in occasione delle illustrazioni per La Rinascente che lo portano a Milano, mentre lo troviamo anche a Roma – con la decorazione ad affresco per la sala mensa del Ministero dell’Aeronautica – e in Libia, dove passa alcuni periodi, prima di tornare definitivamente a Milano. 

 

Fig. 1 – Manifesto in stampa cromolitografica su carta per La Rinascente, Marcello Dudovich, 1934 ca.

 

La relazione lavorativa, nonché di amicizia, con Chappuis permette di evidenziare un’altra grande caratteristica di questo periodo e della sezione del museo che espone le grandi personalità della Belle Époque bolognese, un’epoca dalla doppia anima: se i suoi grandi artisti si distinguono con le loro opere pittoriche, si distinguono anche per l’attività di illustrazione. 

Fabio Fabbi (1861-1945) è un esempio lampante di questa dualità: conosciuto con l’appellativo di Ultimo degli Orientalisti, noto anche per le sue opere a tema religioso e simbolista, Fabbi si distingue per la grande capacità di sapersi adattare cogliendo prima di altri i gusti e le mode. Fabbi realizza opere pittoriche ad olio perfettamente in linea con i temi del tempo, come le sue Pescatrici sull’Arno alla Casaccia di Bellariva (1887) che ci mostrano la sua visione della donna della sua contemporaneità, spontanea e moderna, ma anche in grado di farsi strada nel mondo dell’illustrazione. Questo mezzo artistico inizia infatti a farsi strada prima a Roma e Firenze, ma arriva anche a Bologna soprattutto grazie alla Società Francesco Francia che ne inaugura la prima esposizione a Bologna nel 1916, anni in cui Fabbi, di ritorno dall’Egitto, ha già iniziato a capire che la strada della narrativa per immagini è una strada degna di indagine. Nel 1896 infatti già collaborava insieme a importanti colleghi, come Fattori e Signorini, alla rivista fiorentina Fiammetta, realizzando nel 1897 una copertina dal sapore Belle Époque, e si dedica anche all’illustrazione di volumi di narrativa, collaborando con importanti case editrici italiane, come Paravia, Zanichelli, Nerbini e altri, distinguendosi ancora una volta a livello nazionale, in una dedizione per il mezzo dell’illustrazione che ci fa capire anche le sue passioni letterarie. 

Se parliamo della Belle Époque bolognese un nome fondamentale è quello di Augusto Majani (1867-1959), conosciuto per i suoi oli a sfondo storico e sociale, dedicati soprattutto al tema del lavoro, ma noto a Bologna per uno stile comico e caricaturale, che trova spazio anche sotto forma di disegni e illustrazioni. Il suo operato di illustratore emerge da collaborazioni con diverse riviste e giornali, come Bologna che dorme, Novissima, La Lettura, lI Secolo XX, Il Corriere dei Piccoli, La Domenica dei ragazzi, e molti altri. Tra queste collaborazioni troviamo anche ll Resto del Carlino, per cui inizia a lavorare dal 1898 a causa del dissesto economico che aveva colpito la sua famiglia. Per il giornale bolognese Majani realizza diverse opere, tra cui delle scenette satiriche (un esempio è la vignetta intitolata Come si risolve la questione operaia, pubblicata in prima pagina domenica 26 agosto 1900) ma, significativamente, disegna anche il logo del giornale stesso. Anche Majani riflette nelle sue opere l’ambito politico e sociale: opere come Ritorno dai campi (1903), così come la partecipazione alla rubrica La nota politica illustrata del Resto del Carlino, riflettono l’importanza che per l’artista ha il tema del lavoro. 

 

Fig. 2 – Fiammetta / Ebdomadario illustrato, litografia a colori, Fabio Fabbi, 1897

 

 

Fig. 3 – Cromolitografia pubblicitaria per “Il Resto del Carlino”, Augusto Majani, 1901

 

Alfredo Savini (1868-1924) chiude questo gruppo di artisti e porta a compimento il percorso creativo della sua famiglia: dopo il nonno Giacomo e il padre Alfonso, Alfredo continua l’operato artistico di famiglia andando però verso uno stile liberty e realistico, che emergerà in gran parte nella realizzazione di opere dedicate alla natura e alle figure femminili. Opere come La raccolta delle albicocche e Auxilium Ex Alto – immediatamente apprezzate e premiate – seguono questa linea stilistica, perfettamente in linea con il sentire fin de siècle. Realizzata nel 1896, l’opera Auxilium ex Alto nacque in occasione del Concorso per il Pensionato Artistico Nazionale. Grazie a questo lavoro, Savini si aggiudicò il Premio Baruzzi, un prestigioso riconoscimento comunale da 5000 lire molto ambito nel panorama artistico di fine secolo, prevalendo in finale su Augusto Majani. Il dipinto esprime con grande forza comunicativa la poetica dell’autore attraverso quattro soggetti principali: un angelo che soccorre tre figure in difficoltà, ovvero una madre con i suoi bambini piccoli. L’idea originale dell’artista prevedeva inizialmente una scena più corale e affollata, con un angelo intento a leggere una pergamena, ma la composizione venne progressivamente semplificata fino a raggiungere la versione che vediamo oggi. L’evoluzione di quest’opera è documentata da alcuni bozzetti preparatori presentati per il concorso, dei quali tuttavia non conosciamo oggi l’ubicazione. Con la consegna dell’opera, Savini ci dà anche un messaggio importante: Ho avuto l’intenzione di rappresentare simbolicamente l’idea astratta della pietà che reca sollievo alla sofferenza, ed il sollievo che pietà reca all’infelice non può derivare se non da un sentimento di alta idealità. In questo periodo artistico non va trascurata la presenza di donne artiste, la cui attività merita un’attenzione particolare per apprendere a pieno la scena artistica della Bologna del tempo. Parliamo di donne che – pur essendo in gran parte nomi dimenticati – hanno partecipato attivamente alle mostre organizzate dalla Società Francesco Francia: tra i nomi che i registri di queste esposizioni ci restituiscono possiamo approfondire quelli di Leonella Nasi (1889-1975) ed Emma Bonazzi (1881-1959). Leonella Nasi (1889-1975) rappresenta una figura artistica di rilievo che ha operato a Bologna per l’intera esistenza, a partire dal diploma conseguito all’Accademia nel 1909. La sua produzione artistica è lo specchio di un carattere fiero e deciso, che emerge da scelte di vita come quella di non sposarsi mai; a tal proposito, rimane celebre la sua affermazione: Solo il divin Leonardo avrei potuto sposare. Particolarmente indicativa del suo interesse per l’universo femminile è una delle sue prime opere, intitolata Studio su la vita e l’opera di quattro artiste bolognesi, dedicata alle figure di Caterina de’ Vigri, Properzia de’ Rossi, Lavinia Fontana ed Elisabetta Sirani. La vita di Leonella Nasi è straordinaria, sappiamo che prestò servizio come infermiera durante il primo conflitto mondiale e come partigiana nel secondo, ed è un elemento imprescindibile per comprendere come il vissuto biografico di un artista si intrecci alla sua produzione artistica, soprattutto riguardo la battaglia per potersi affermare come artista, comune a tutte le donne pittrici del periodo. 

 

Fig. 4 – Alfredo Savini, Auxilium ex alto, 1896, Concorso Baruzzi. Bologna, Collezioni Comunali d’Arte, deposito MAMbo – Collezioni storiche

 

Fig. 5 – Cartolina Le calze si comprano al “Modernissimo”, Bologna. Fondo Brighetti, Collezioni Fondazione CaRisBo

Leonella Nasi rientra a pieno in questo clima fin de siècle perché, esattamente come i suoi colleghi maschi, si dedica anche al mezzo dell’illustrazione: realizza infatti illustrazioni per alcune delle case editrici più famose (Mondadori, Zanichelli, Paravia, etc.), per volumi per bambini (in collaborazioni con nomi bolognesi importanti, come De Carolis) e per celebri riviste d’arte, prima tra tutte Emporium, per cui disegna alcune locandine, senza dimenticare i suoi Ex Libris, dove c’è sempre un richiamo alla luce.

Tra i suoi lavori grafici più iconici si ricorda la cartolina dedicata alle calze del Modernissimo, dove il riferimento alla Venere Nera Josephine Baker e alla sua danza con il gonnellino di banane è evidente. Oltre alle esposizioni della Francesco Francia, la Nasi partecipò alla prima edizione del Bianco e Nero, comparendo come protagonista nel volumetto dedicato alle illustrazioni pubblicato per l’occasione. Significativo è come lei sia tra gli artisti selezionati da Cesare Ratta per i suoi fortunatissimi volumi, in cui compare ripetutamente con opere che mostrano affinità stilistiche con colleghi come Guerrini e Nardi (quest’ultimo presente nelle collezioni del Museo Ottocento con il Ritratto della Signora Pasquini del 1940). La carriera della Nasi assunse infine un respiro nazionale grazie alla lunga collaborazione con il Corriere dei Piccoli, per il quale, dal 1930 circa fino agli anni ’40, scrisse e illustrò storie per ragazzi.

Emma Bonazzi (1881-1959) rappresenta senza dubbio l’artista di maggior avanguardia nel panorama bolognese. Diplomatasi all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1913, fu proprio lei a incarnare le influenze delle grandi Secessioni europee, introducendole nel contesto bolognese. Un esempio significativo risale al 1916, quando ripensò alla figura di Salomè, un’opera successivamente tradotta anche attraverso il cucito e il ricamo. Infatti non fu solo una grandissima illustratrice e pittrice, dall’anima dunque perfettamente fin de siècle (anche se poi eccellerà nel clima secessionista e deco), ma usò anche la tecnica del ricamo per le sue opere, che riportano una chiarissima influenza klimtiana. A questo proposito, si può citare la straordinaria serie dedicata alle Stagioni del 1917, oggi esposta al Museo Ottocento Bologna. In questo ciclo l’artista impiega una pluralità di tecniche, dall’acquerello al ricamo, fondendo diversi richiami secessionisti, a partire dalle cicale che decorano il pannello di Agosto. Emma Bonazzi è stata, inoltre, l’unica artista donna bolognese a far parte del gruppo della Secessione Romana tra il 1913 e il 1916, partecipando a quelle esposizioni che definirono il clima secessionista italiano accanto a nomi quali Protti, Fioresi, Corsi, Morandi e Pizzirani. Oltre al riferimento a Klimt, la sua arte è caratterizzata dall’uso sistematico delle pastiglie, che rivelano una passione per i vetri di Murano capaci di animare i suoi sfondi, e che vengono accompagnate da una ripresa stilistica di Galileo Chini e delle sue suggestioni legate al mosaico. La Bonazzi si distinse anche come eccellente pittrice a olio, come dimostra l’opera Giovinezza (1922), esposta sempre al Museo Ottocento Bologna a corredo della serie delle Stagioni, in cui persiste l’immaginario klimtiano, pur in una fase ormai avanzata dei primi anni Venti. La sua fu una carriera straordinaria: fu tra le poche donne a esporre alle Biennali di Venezia e, dal 1925 al 1940, ricoprì il ruolo di consulente artistica per la Perugina, ideando delle scatoline estremamente precise e dettagliate nei decori. L’eccezionalità della sua vita e della sua carriera purtroppo si interrompe brutalmente al momento della sua morte: infatti, quando morì nel 1959 dopo più di 30 anni di lavoro per la Perugina, sarà dimenticata da tutti, una pittrice in miseria (come scrisse il Giornale dell’Emilia), nonostante il ruolo fondamentale che ebbe anche come artista concettuale (i tessuti che utilizzava erano veramente una forma d’arte per lei), un ruolo che purtroppo Bologna non ha saputo capire.

Questi artisti non sono stati solo i portavoce di un sentire che premeva alle porte del nuovo secolo, ma pieni rappresentanti di una Bologna dalla doppia anima, pittorica e illustrativa: la loro produzione ha creato un ambiente artistico che si dimostra come la sintesi perfetta tra la tradizione pittorica e l’eclettismo dello stile novecentesco.

 

Fig. 6 – Emma Bonazzi, Salomè, tempera e acquerello

 

Bibliografia 

Ilaria Chia, Francesca Sinigaglia (a cura di), Dinastia Savini, catalogo della mostra a Museo Ottocento Bologna, Bologna, 18 ottobre 2024 – 3 marzo 2025, Museo Ottocento Bologna, 2024.

Stella Ingino, Giuseppe Mancini (a cura di), Da Bertelli a Guidi. Vent’anni di mostre dell’Associazione “Bologna per le arti”, Grafiche dell’Artiere, 2019.

Francesca Sinigaglia, Fabio Fabbi (1861-1945). Il viaggio dell’anima, Grafiche Zanini, 2021.

Francesca Sinigaglia (a cura di), Augusto Majani. La potenza dell’idea 1867 – 1959, catalogo della mostra a Museo Ottocento Bologna, Bologna, 4 dicembre 2021 – 30 gennaio 2022, Associazione Bologna per le Arti, 2021.

Francesca Sinigaglia (a cura di), Guida Museo Ottocento Bologna, Pendragon, 2023.

Sitografia

http://badigit.comune.bologna.it/mostre/chic/dudovich.htm  https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500673179  https://www.cgilreggioemilia.it/retrospettive-emma-bonazzi/  https://www.storiaememoriadibologna.it/archivio/opere/auxilium-ex-alto  https://www.storiaememoriadibologna.it/archivio/persone/majani-augusto-dettoa-nasica  https://www.storiaememoriadibologna.it/archivio/persone/nasi-leonella  https://www.youtube.com/watch?v=ML1AdGPa6ic&t=14s  https://www.youtube.com/watch?v=i-DVXqlmJdc

Beatrice Fontana

Laureata in Scienze dei Beni Culturali presso l’Università Statale di Milano, attualmente al secondo anno del corso di laurea magistrale in Arti Visive presso l’Università di Bologna. Appassionata di storia dell’arte dell’Ottocento italiano e internazionale.