VILLA ALDINI E IL MUSEO DEGLI ARTISTI VIVENTI
STORIA DI UN SOGNO BOLOGNESE
Il Periodo Napoleonico a Bologna
La storia di Bologna è lunga e complessa, nel 1789, in seguito alla rivoluzione francese, la città è ricca di fermento politico. Dopo secoli di sudditanza alla dominazione papale, l’ideale repubblicano è come olio per il motore arrugginito della città. L’élite universitaria vede nello Stato francese una speranza di ritornare ai fasti comunali in cui non fosse presente una monarchia assoluta, ma una possibilità di autogoverno. La città esce da un torpore politico lungo più di due secoli tramite un giovane studente universitario (l’attivismo giovanile è una caratteristica costante nella città), Luigi Zamboni (1772-1795), che diventa protagonista dei moti per l’indipendenza di Bologna.
Il giovane Zamboni, dopo aver iniziato gli studi nella sua città natia, intraprende un viaggio che lo porta ad entrare in gruppi rivoluzionari; per questo si infiltra nelle truppe papali e, nella notte tra il 13 e il 14 novembre 1794, insieme all’amico Giovanni Battista De Rolandis (1774-1796), inizia una sommossa che non ha buon esito. I due provano a scappare, ma sono imprigionati vicino a Firenzuola e da questa cattura nasce uno dei più celebri processi della città di Bologna. Come difensore è scelto uno dei più importanti avvocati della città: Antonio Aldini. Durante il processo, il 18 agosto 1795 Luigi Zamboni è trovato impiccato nella sua cella. Tuttora è difficile stabilire se si tratti di un suicidio o di un omicidio; De Rolandis invece è giustiziato il 23 aprile dell’anno seguente.
Pochi giorni dopo, il 19 giugno 1796, Napoleone arriva a Bologna e le ceneri dei due martiri vengono racchiuse in un’urna ed esposte nella piazza del commercio (ora piazza dell’8 agosto). Per celebrare l’incredibile coraggio, la città decide nel 1867 di nominare la via della nuova sede dell’Alma Mater Studiorum al suo concittadino Luigi Zamboni e la via adiacente a Giovanni De Rolandis.

Quando nel 1796 arrivano le truppe francesi in città, non trovano una grande resistenza e dopo pochi colpi di cannone riescono ad entrare in città, che le accoglie sorprendentemente entusiasta. Bologna, dopo anni di dominio papale, desidera riacquistare la propria egemonia; la nobiltà, seppur abrogata come istituzione, vide positivamente l’arrivo giacobino e le famiglie senatoriali della città furono tra le fondatrici della Repubblica Cispadana, che però attua un’organizzazione imposta da Napoleone. Con la Repubblica Cispadana (1796-1797), la città diviene capitale per la prima e unica volta nella sua storia. Questa investitura di grande città, dà così modo a Napoleone di avere un grande supporto e approvazione tra i bolognesi.
Già l’anno successivo, la città subisce un grosso contraccolpo: i francesi non sono giunti in città solo per liberarla, ma chiedono in cambio sostegno alle loro guerre. Ben presto questa situazione crea un clima di tensione: da un lato le fasce più povere della città desiderano partecipare alla battaglia, visti gli alti salari, d’altra parte i contadini sono estremamente riluttanti ad abbandonare il lavoro nei campi rischiando per di più la loro stessa vita.
Questo clima già destabilizzato sfocia in numerose rivolte contadine, come era già successo vicino a Lugo. La popolazione, appesantita anche dalle ulteriori tasse e ormai scontenta, vede Napoleone costretto a fondere le due repubbliche italiane in una sola, spostando la capitale da Bologna a Milano, estendendo di fatto i confini della Repubblica Cisalpina. Questo fu un grande smacco per la città, che è marginalizzata e equiparata a una qualsiasi provincia della repubblica.

Nel 1802 la Repubblica Cisalpina, a seguito di conquiste, amplia i propri confini e diviene la prima Repubblica Italiana, fino a quando nel 1805, come in Francia, nella repubblica sorella si instaurò una monarchia. Si crea così il Regno d’Italia con a capo in qualità di re Napoleone Bonaparte.
Dal 1805 gli equilibri di potere nella penisola iniziano a mutare: Bologna accresce la propria influenza e la propria importanza nel paese. Milano rimane la capitale e la città con la maggiore densità abitativa; Bologna, d’altro canto, diventa la città culturale per eccellenza acquisendo il nome di “La Dotta” per la sua università.
Durante questo periodo l’Alma Mater Studiorum subisce grossi cambiamenti dovuti ad esigenze tecniche ed organizzative, ma soprattutto per motivi di prestigio e per dare maggiore lustro all’università. Tre furono i principali cambiamenti: il ricollocamento dell’università, l’apertura alla docenza universitaria per professori non bolognesi e l’equiparazione dell’università di Bologna a quella di Pavia, rendendole le uniche università del Regno d’Italia. La sede dell’università dal 1803 si sposta a Palazzo Poggi in via San Donato (ora via Zamboni) dove oggi sono presenti alcuni musei universitari.
Quando Napoleone arriva a Bologna nel giugno del 1805, la città si prepara per il suo arrivo: sono infatti eseguiti importanti lavori di ammodernamento, poi avvalorati dall’imperatore stesso. Tra i più importanti bisogna ricordare: La ristrutturazione del Parco pubblico della Montagnola, rendendolo più utile all’attività di passeggio tipica dell’aristocrazia, e la creazione di viali alberati lungo le mura della città. Il viale porticato di collegamento dalle mura al cimitero della Certosa di Bologna, fondato nel 1801, venne fatto successivamente nel 1811.

L’avvento di Napoleone non porta soltanto cambiamenti burocratici, ma anche importanti mutamenti sociali. Il ruolo della donna, per quanto ancora oppressa, inizia ad essere riconosciuto al di fuori di un ambiente domestico. Uno degli esempi più influenti fu Carlotta Gargalli (1788-1840), pittrice bolognese di grande successo che è stata recentemente riscoperta. A lei il Museo Ottocento Bologna nel 2024 ha dedicato una mostra.
Carlotta Gargalli fu la prima pittrice a frequentare e diplomarsi alla neonata Accademia di Belle Arti di Bologna. Nasce in una famiglia non facoltosa: il padre, è anche lui un pittore. Questo la indirizza subito a perseguire gli studi artistici e, quando, dopo pochi anni dall’apertura dell’Accademia, si iscrive nel 1804. Durante i suoi studi ha modo d’imparare dai migliori pittori e, anche a causa del nuovo sistema delle accademie che prevedeva un collegamento tra le varie città del regno, instaura contatti con i più grandi artisti come Antonio Canova, che la volle come allieva a Roma per l’Alunnato. Infatti, dopo il diploma a Bologna nel 1811 tramite un esame presieduto da Giacomo de Maria, si sposta a Roma dove nasce il sodalizio artistico tra Canova e Gargalli.
Carlotta Gargalli non è stata soltanto una grande pittrice, ma anche una donna estremamente coraggiosa. La sua forza nel mantenersi libera la rende un esempio di lotta contro l’oppressione femminile, perché oltre a volersi autodeterminare come artista, anche nel mondo privato coniugale non scende a compromessi.
Si sposa due volte: il primo marito – e suo grande amore – è Carlo Rovinetti, allora studente, ma che non è ben visto dalla società accademica in quanto non laureato; in seguito alla sua morte, Carlotta Gargalli si risposa in seconde nozze, atto rivoluzionario, con Antonio Bassi.

Antonio Aldini avvocato e segretario di Stato
Antonio Aldini è uno dei protagonisti dell’età napoleonica bolognese, ma anche una delle figure più influenti per tutta la storia italiana di quel periodo. Infatti la sua famiglia è di antica discendenza e ben inserita nel tessuto politico e sociale cittadino. Quando si parla della sua famiglia non si possono non nominare altri due illustrissimi membri: lo zio per parte materna, Luigi Galvani, che con i suoi esperimenti sulla rana scopre l’elettricità naturale animale e che influenzò il nipote, Giovanni Aldini – fratello di Antonio – nel proseguire gli studi estendendoli al corpo umano. Giovanni Aldini è infatti uno scienziato di importanza mondiale: le sue scoperte, grazie allo studio dei cadaveri animali, hanno probabilmente influenzato ed ispirato scrittori dell’epoca come Mary Shelley per la sua celebre opera Frankenstein.

Antonio Aldini è un avvocato di spicco: laureato in utroque iure – ha conseguito un dottorato sia in diritto canonico che civile – ed è professore di diritto naturale all’università.
Quando nel 1795 a Bologna inizia il processo contro i due giovani patrioti Luigi Zamboni e Giovanni Battista De Rolandis, Aldini prende in carico la loro difesa, durante la quale De Rolandis si presenta con una coccarda al petto con colori rivoluzionari.
La coccarda è composta da tre cerchi concentrici di colore rosso, bianco, verde (dal più grande al più piccolo). Questa ricorda quella francese con il tricolore repubblicano e poi la successiva bandiera italiana. La coccarda è oggetto di discussione durante il processo per il suo significato ambiguo. Aldini specifica che è un simbolo rappresentante la città di Bologna libera dal giogo papale e non la volontà unitaria di creare l’Italia.
Per molto tempo dopo la pubblicazione di Giuseppe Ricciardi si è pensato che la coccarda fosse il prototipo della futura bandiera italiana, dando quindi i natali e il merito alla città di Bologna e non a Reggio Emilia. Fino a quando Vittorio Fiorini non approfondisce gli studi e nota che nelle carte giudiziarie fu lo stesso Aldini a distaccarsi da motivazioni rivoluzionarie. Anzi, attraverso una dichiarazione ritrovata dello stesso Zamboni, si capì che il verde era solo la fodera del piccolo simbolo rivoluzionario, i cui colori, bianco e rosso, non volevano rimandare agli ideali francesi, bensì ai colori comunali bolognesi.


Antonio Aldini, oltre ad essere un importante avvocato, è uno dei protagonisti della vita politica tra il 1805 e il 1815. Il suo attivismo politico inizia in occasione del processo in difesa di Zamboni e De Rolandis: con i suoi importantissimi discorsi prova a proteggere i due dalla pena di morte. In seguito questa fama lo porta a presiedere il congresso della Repubblica Cispadana nel 1796.
Quando, qualche anno dopo, la città è conquistata momentaneamente dagli austriaci, Aldini mantiene un’influenza importante in città; per quanto non politicamente vicino alle nuove posizioni dominanti, non si espone come principale oppositore, rimanendo nell’ombra, ma vuole comunque omaggiare i nuovi conquistatori, austriaci e russi, costruendo in loro onore una villa che sfoggi le loro grandi vittorie.
Quando Napoleone riconquista Bologna, ha bisogno di una persona concreta e affidabile. Quando nasce il Regno d’Italia (1805), Antonio Aldini, sempre apprezzato per il suo spirito forte, viene nominato Segretario di Stato il 29 giugno e rimane in carica fino allo scioglimento dello Stato.
Per il suo ruolo si trasferisce a Parigi e segue l’imperatore in tutti i suoi spostamenti. Quando Napoleone è sconfitto, Antonio Aldini è inviato a trattare per le condizioni di Bologna al Congresso di Vienna (1814): con Metternich propone di concedere alla città felsinea l’indipendenza dal controllo dello Stato Pontificio. Tuttavia, l’esito è negativo e questa fu l’ultima azione politica compiuta dal bolognese che in seguito si ritirò a vita privata.
Nella sua vita Antonio Aldini ha avuto diverse abitazioni che raccontano ognuna di loro un pezzo di storia. Andando in ordine di acquisizione, la prima casa è il palazzo in Strada Maggiore: residenza cittadina della famiglia Aldini, acquistata nel XVIII secolo, dopo essere appartenuta prima alla famiglia Loiani e poi alla famiglia Riario. In seguito agli Aldini, la casa subisce diversi cambi di proprietà: passa prima al celebre tenore Domenico Donzelli (il quale ospita in questa casa il maestro Gioacchino Rossini); in seguito alla famiglia Sanguinetti fino a quando nel 2004, dopo la donazione al Comune di Bologna, il bene non diventa sede del Museo della Musica. Il palazzo è in stato di continuo cambiamento, sotto Aldini la casa è oggetto di enormi ammodernamenti. Affidandosi all’architetto Giovan Battista Martinetti, il conte ingloba una torre medievale adiacente alla struttura del palazzo e divide in due il grande salone cinquecentesco.

La seconda abitazione del conte è Villa Aldini, di cui si parlerà in dettaglio più avanti, in Via dell’Osservanza, concepita come un “Museo delle Arti Viventi”, manifestazione dell’importanza del suo ruolo politico in età napoleonica.
La terza e anche ultima casa acquistata da Aldini è il Château de Montmorency-Luxembourg, villa sull’Île-de-France, la quale possiede un’enorme valenza storica. Questo servì per rappresentare lo status e la potenza del conte come segretario di Stato del Regno d’Italia. In questa casa Jean-Jacques Rousseau, qualche anno prima, scrive L’Émile (1762). Trovandosi al centro delle ville della nobiltà francese, Aldini inizia a tessere relazioni amichevoli anche nell’ambiente suburbano. La campagna non è solo il luogo dello svago e del riposo, ma è anche terreno per sviluppare relazioni sociali a carattere privato. Dopo la débâcle napoleonica la casa venne interamente distrutta.

A testimonianza dell’importanza della famiglia nel territorio bolognese, è necessario anche ricordare il progetto del Casino alla Bastia, mai portato a compimento. Questa casa doveva erigersi in Via della Bastia a Casalecchio lungo la chiusa del Reno. La villa doveva sia ricoprie una funzione celebrativa, tramite la costruzione di un grosso parco all’inglese con laghi artificiali rappresentanti il Mar Nero ed Alessandria d’Egitto (per fare un atto di benevolenza verso il dominatore russo), sia per avere un visione panoramica sulla città di Bologna.
Villa Aldini: Museo Arti Viventi
Si narra la storia che il 24 giugno 1805, ospite di Ferdinando Marescalchi, Napoleone esce da Bologna per dirigersi con una piccola delegazione di uomini sulla cima del Monte dell’Osservanza, tra questi possiamo annoverare anche il conte Antonio Aldini. Quando Bonaparte arriva sul monte e guarda la pianura sterminata, ne rimane folgorato e volle che si edificasse una villa imperiale anche a Bologna. La vista è così bella che si suppone sia riuscito a vedere fino alle Prealpi.
A seguito di questa visita Aldini decide di omaggiare l’Imperatore erigendo la villa da lui tanto desiderata.
Per la realizzazione vengono scelti Giovanni Battista Martinetti – amico e architetto fidato – e Giuseppe Nadi, anche lui architetto, formatosi tra Roma e Bologna.
Martinetti crea il progetto iniziale, al quale successivamente subentra Nadi, aiutato da Antonio Canova. Il suo lavoro principale è quello di ridifinire la planimetria permettendo di inserire all’interno del progetto la Rotonda della Madonna del Monte (importante chiesa medievale) presente sul lato sud della villa. L’influenza neoclassica per la costruzione è enorme sia per le strutture architettoniche sia per gli elementi nelle decorazioni. La bellezza della villa, al momento del progetto, è paragonata a quella del Palazzo di Schönbrunn.

La decorazione più importante e più celebre è senza ombra di dubbio il frontone progettato da Giacomo de Maria (1762-1838), i cui lavori iniziano nel 1812: si tratta di un altorilievo rappresentante una scena nell’Olimpo in stile classicheggiante che rimanda allegoricamente alla società del tempo.
Al centro Giove seduto sul trono insieme alla consorte Giunone rappresenta Napoleone e la moglie Maria Luisa. Sulla sinistra, rialzati come la coppia regnante, si trovano Nettuno e Plutone che rappresentano la discendenza dell’imperatore. Proseguendo sul lato sinistro si ritrova una fitta articolazione di figure che rimandano all’ambiente politico e culturale del Regno d’Italia: Cerere (il Collegio dei Possidenti con sede amministrativa a Milano di cui Aldini era presidente); Minerva (il Collegio dei Dotti di Bologna) e Mercurio (il Collegio dei Commercianti con sede a Brescia). Chiudono la composizione Marte, Ercole e Teti, che rappresentano la tenacia, la forza e il valore e una personificazione del fiume Reno:
Seguivano poi Ercole e Marte, con a fianco Teti, per indicare la forza e il valore come strumenti per garantire un’ordinata convivenza civile e infine la personificazione del fiume Reno a richiamare il genius loci del dipartimento omonimo, Ceccarelli, p. 144.
Sul lato destro troviamo Apollo e Diana, testimoni dello scorrere del giorno e della notte. Vulcano e Venere, di seguito, ricordano l’importanza dell’industria e delle arti meccaniche per lo sviluppo dello stato. La chiusura del lato De Maria la affida a Pan, dio della natura, per ricordare il contesto delle colline bolognesi in cui si erge la villa.

Come scrive Antonio Basoli in Lezioni di Ornato, la funzione delle ville di campagna o case di delizia deve essere ricreativa e rigenerativa. E infatti, Aldini progetta un luogo ameno con un chiaro intento museale dove esporre l’arte a lui contemporanea, esaltando il glorioso periodo napoleonico, definendolo Museo degli Artisti Viventi.
Per questo Pietro Giordani (1774-1848) scrive il 23 marzo 1813 ad Antonio Canova chiedendo di donare qualche sua opera per arricchire la collezione del conte all’interno della villa.
Aldini, per decorare gli interni delle ville, quella bolognese e quella francese, incarica la bottega nomade di Felice Giani. In seguito alla sconfitta di Napoleone, il grandioso progetto di Villa Aldini è abbandonato, nonostante il nobile intento di creare un luogo per raccogliere l’arte ottocentesca della città di Bologna.
Ora, questa sua volontà, è compiuta: nel 2023 è nato Museo Ottocento Bologna, che desidera essere un elemento di connessione tra pittura neoclassica e l’esperienza artistica del XIX secolo.

Bibliografia
- Ceccarelli Francesco, L’Intelligenza della città. Architettura a Bologna in età napoleonica, Bononia University Press; Bologna 2020.
- De’ Buoi Tommaso, Diario delle cose principali accadute nella Città di Bologna dall’Anno 1796 fino all’Anno 1821, Bononia University Press, Bologna 2005.
- Gargalli Carlotta(1788-1840) una pittrice bolognese nella Roma di Canova, a cura di F.Sinigaglia e I. Chia, Museo Ottocento Bologna, Bologna 2023.
- Pascale Daniele e Magnani Guidotti, Sorelle e rivali. Città e architettura a Milano e Bologna nell’età napoleonica in Territorio n°98 pp 174-176, 2021.
- Conti Fulvio e Varni Angelo, L’Emilia Romagna nell’età napoleonica (1796-1815), University press, Bologna 1989.
- Varni Angelo, Bologna napoleonica: potere e società dalla Repubblica Cisalpina al Regno d’Italia, 1800-1806, Firenzelibri; Firenze 1973.
- Zanolini Antonio, Antonio Aldini ed i suoi tempi : narrazione storica con documenti inediti o poco noti, 2 volumi, Le Monnier, Firenze 1864-1867.
Sitografia
- Documentario youtube, Bologna nel lungo ottocento, 25 lug 2019, Storia e Memoria di Bologna
- Articolo, Antonio Aldini, persone-archivio, Storia e Memoria di Bologna
- Articolo, Giovanni Aldini, persone-archivio, Storia e Memoria di Bologna
- Articolo, Villa Aldini, luoghi-archivio, Storia e Memoria di Bologna
- Articolo, Palazzo aldini sanguinetti, luoghi-archivio, Storia e Memoria di Bologna
- Articolo, Triennio Giacobino , eventi-archivio, Storia e Memoria di Bologna
- Articolo, Luigi Zamboni, persone-archivio, Storia e Memoria di Bologna
- Articolo, Giardini e Scalea della Montagnola, luoghi-archivio, Storia e Memoria di Bologna
- Articolo, Portico Certosa, luoghi-archivio, Storia e Memoria di Bologna
- Documento, Progetto per unire i portici, file pdf, Storia e Memoria di Bologna
- Foto, Villa Aldini, Stampe, Fondazione Cassa di Risparmio Bologna
- Conferenza, III. I Luoghi della Bologna Napoleonica, “Dal Manzanarre… al Reno” – La famiglia di Napoleone e i contemporanei a Bologna, Archivio di stato di Bologna
- Articolo, Il casino Aldini alla Bastia, Cronologia di Bologna dal 1796 ad oggi, Bologna Online, Biblioteca Salaborsa
- Articolo, Villa Aldini, Neoclassicismo fine (XVIII-XIX secolo), edifici storici bologna, La storia di Bologna
- Articolo, Luigi Zamboni, Alumni e personaggi celebri, La nostra storia, Chi siamo, Ateneo, UniBO
- Approfondimento, Via Zamboni, Odonomastica delle vie del centro storico, Origine Bologna