Tra i pittori più singolari della Bologna dell’Ottocento, Coriolano Vighi incarna una figura capace di trasformare una carriera iniziata lentamente in un successo di respiro europeo.

Nato a Firenze il 2 maggio 1852, Vighi venne presto associato alla città di Bologna, dove ebbe modo di costruire la propria personalità artistica e dove passò gran parte della sua vita. La storia di Vighi è esemplare nel mostrarci come un artista apparentemente lontano dalle grandi avanguardie del tempo sia riuscito comunque a conquistare il pubblico internazionale grazie al suo stile inconfondibile… malinconico e fortemente evocativo.

Fotografia di Coriolano Vighi
Fotografia di Coriolano Vighi

Irresistibilmente attratto dal disegno, l’artista entrò a soli quattordici anni all’Accademia di Belle Arti di Bologna, ma si trovò sicuramente più a suo agio nella scuola di paesaggio dello scenografo Francesco Bortolotti. È stato assodato che Vighi non fosse un allievo particolarmente ligio ai dettami dei maestri, ma, nonostante ciò, assimilò dalla scuola una notevole precisione tecnica e un grande rigore nel mestiere pittorico. Non a caso, la sua opera avrà modo di distinguersi per il disegno elegante, pulito e accurato.

Gli inizi della vita e della carriera di Vighi non furono rosei: estremamente povero, il giovane pittore evitava i caffè, non osandosi avvicinare alla “gente che conta”, preferiva frequentare le osterie, profondamente imbarazzato dal proprio stato sociale. A Bologna condusse una vita da bohemienne, spesso precaria, che lo portò a dipingere insegne e scatole di biscotti per riuscire a mantenersi.

Malgrado gli stenti, Vighi continuò con ostinazione a dedicarsi ai suoi paesaggi; un taccuino di pregevoli schizzi dal vero, che risale agli anni fra il ’70 e il ’73 testimonia un lungo soggiorno del pittore in Toscana. Di conseguenza, le sue marine adriatiche, ma anche quelle liguri, fanno ipotizzare notazioni e appunti dal vero che verranno da lui rielaborati all’interno del suo studio.

Dotato di una memoria visiva eccezionale, l’artista realizzò meravigliose composizioni paesistiche, incredibilmente verosimili, costruite attraverso ricordi, fotografie e copie di opere altrui. Questo spiega il mistero della “non bolognesità” delle sue creazioni, di sovente criticata dai suoi colleghi Luigi Bertelli (1833-1916) e Alessandro Scorzoni (1858-1933), profondamente devoti al paesaggio locale.

Due figure al lago, tempera su cartone cm 34 x 57, collezione privata

Le marine, in particolare, si rivelarono molto redditizie, e Vighi ne dipinse a profusione, ad olio e a tempera, su tela, su legno e persino a pastello. Con il tempo e la pratica, mise a punto una tecnica che lo portò al conseguimento di risultati mozzafiato nella rappresentazione delle nubi, rese con effetti di nitidezza, evanescenza e vaporosità, a prova della sua maestria.

Questa pittura, così sentimentale e romantica, incontrava perfettamente il gusto della borghesia europea di fine Ottocento. Le sue opere offrivano infatti una fuga dalla realtà moderna e industriale, proponendo un ambiente incontaminato, idilliaco, quasi irreale. Diverrà obbligatorio in città, a Bologna, l’adornare il salotto con le atmosfere suggestive e pittoresche di Coriolano Vighi.

Alba sull’adriatico, 1900, olio su tela, cm 54 x 89, collezione privata

Il primo importante riconoscimento arrivò nel 1880, all’Esposizione di Torino, quando il re Umberto I acquistò il pastello Tempo piovoso. Un momento che segnò una svolta decisiva nella sua carriera. Negli stessi anni fu fondamentale l’incontro con il commerciante tedesco Alfred Probst, grazie al quale Vighi entrò in contatto con il giornalista Hans Barth.

Per mezzo di queste conoscenze, il pittore riuscì a inserirsi nel mercato artistico mitteleuropeo, ottenendo una notorietà eccezionale per un artista italiano dell’epoca e assolutamente rara per un artista bolognese.

Rudere, olio su tela, cm 64 x 84, collezione privata

Il principe ereditario Vittorio Emanuele III, all’Esposizione di Parigi del 1898, acquistò una sua opera, Sprazzo di Luce, contribuendo ad accrescere la fama del pittore. Intanto, anche lo Zar di Russia inviava i suoi fiduciari a Bologna con l’incarico di acquistare i paesaggi di Coriolano Vighi.

I suoi lavori iniziarono così ad essere esposti regolarmente nelle principali città europee: Berlino, Monaco di Baviera, Vienna, San Pietroburgo e Francoforte. La sua arte venne riconosciuta oltralpe, dove importanti mostre furono organizzate con regolarità.

Alba sul mare, 1902, pastello su carta, cm 34 x 68, collezione privata

Nella Bologna della Belle Époque, nel suo atelier principesco, Vighi, per soddisfare le richieste delle innumerevoli committenze, si dice che portasse avanti contemporaneamente dieci quadri.

Nel contempo, perfezionò una tecnica molto particolare nel pastello. Preparava infatti la carta con sostanze collanti e mescolava i colori anche con il miele, così da ottenere effetti simili alla pittura ad olio. Questa tecnica gli diede la possibilità di realizzare opere di grandi dimensioni e di forte impatto scenografico.

Fotografia di Coriolano Vighi

Ma il culmine del successo arrivò nel 1904 al Salon di Parigi, dove il pastello Nidi d’aquile gli valse la medaglia d’oro, e rappresentò il riconoscimento definitivo della sua fama internazionale. L’anno seguente partecipò pure alla Biennale di Venezia con un esteso pastello di grande effetto, il quale, spiacevolmente, venne massacrato nei magazzini merci della stazione ferroviaria da facchini inesperti.

Nonostante la fama, la pittura di Vighi mantenne un carattere personale e intimo. Non si tratta di semplici vedute naturalistiche, ma di luoghi interiori, di luoghi dell’anima, costruiti attraverso la memoria e l’immaginazione. La sua arte, dunque, non può e non deve essere ridotta ad un semplice manierismo decorativo; le sue immagini nascono dal vero, ma vengono filtrare dal ricordo, dando vita ad un romanticismo leggero, malinconico e sentimentale.

Paesaggio, 1899, pastello su carta, cm 40 x 52, Museo Ottocento Bologna

Coriolano Vighi morì il 9 aprile 1905, quando ancora la sua carriera era all’apice. Subito dopo la sua scomparsa, la città gli rese omaggio con importanti mostre commemorative organizzate dalla società Francesco Francia. L’enorme affluenza da parte del pubblico bolognese e non solo, confermò quanto l’artista fosse ormai amato e celebrato.

La parabola artistica di Vighi appare dunque particolarmente significativa: da una giovinezza povera e precaria nella Bologna dell’Ottocento, allo sfarzo e alla sontuosità dei salotti aristocratici europei.

Coriolano Vighi fu senza dubbio un uomo e un artista complesso; estroso, spavaldo e a tratti narcisista, ma anche incredibilmente sensibile e acuto, capace di trasmettere la sua essenza più profonda all’interno dei suoi splendidi paesaggi, ora custodita in una nuvola vaporosa sulla sommità di una montagna, ora nella schiuma spumeggiante di una marina.

 

Bibliografia

Sitografia

 

Lucia Sanchioni

Laureanda della facoltà di Lettere Moderne presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna.