IL PATRIOTTISMO NELLA PITTURA: GEROLAMO INDUNO E CLEMENTE ALBERI

Gerolamo Induno, Autoritratto

Capitolo fondamentale della storia italiana, il Risorgimento non si configurò come un decennio di cambiamento soltanto per la storia politica e geografica della penisola italiana, ma rappresentò un punto di svolta anche per l’arte, in particolare per la poesia e per la pittura. Concentrandoci su quest’ultima, in questo articolo andremo ad analizzare le vite, le opere e gli stili di due grandi pittori: Gerolamo Induno (1825-1890) e Clemente Alberi (1803-1864), le cui identità artistiche si intrecciano proprio grazie a quel periodo storico che terminerà con l’Unità di Italia.
Pittore e patriota milanese, Gerolamo Induno (1825-1890) frequenta l’Accademia di Brera dove, dal 1839 al 1846, è allievo di Luigi Sabatelli, pittore e incisore fiorentino, e di Francesco Hayez, testimoniando così un’influenza notevole nell’evoluzione della pittura narrativa italiana.
Nel 1847, però, sarà costretto a rifugiarsi in Svizzera con il fratello maggiore Domenico in seguito alla partecipazione alle Cinque giornate di Milano.
Al rientro dalla Svizzera, Gerolamo Induno si riparerà in Toscana, a Firenze. Qui, nel 1849, si unirà ai volontari raggruppati dal generale Giacomo Medici e parteciperà con loro alla campagna per difendere la Repubblica Romana, mostrando così il suo animo patriottico, che influenzerà la sua arte. Dopo esser però stato ferito, Induno rimarrà a Roma per qualche tempo e verrà protetto finché non tornerà a Milano per continuare la propria attività pittorica a fianco del fratello Domenico – del quale ricordiamo il famoso dipinto Ritorno del soldato ferito, 1854. Sarà infatti questa vicinanza a influire profondamente sui soggetti e sullo stile di alcune delle sue tele.

Dalla metà degli anni Cinquanta Gerolamo riuscirà finalmente a creare una propria autonomia stilistica e contenutistica, contribuendo a creare l’immaginario collettivo della storia nazionale, umanizzando gli eventi attraverso drammi personali. Viene principalmente influenzato dagli episodi di guerra e patriottismo da lui vissuti in prima persona, traendo spunto anche dall’esperienza vissuta in Crimea, dove combatterà come volontario nel 1855. Nei soggetti storici e militari emerge una forte componente drammatica, prediligendo colori caldi e terrosi, combinati a una luce forte per sottolineare la teatralità dell’evento.
Durante la campagna di Crimea nel 1855, realizzerà una sorta di moderno reportage con disegni e schizzi che diventeranno poi fonte di ispirazione per molte opere successive. Tra di essi, compaiono ritratti di soldati e scene di battaglia.

Gerolamo Induno, Il Quartier generale dei Piemontesi in Crimea, ca. 1850 – ca. 1860, dalla collezione Museo del Risorgimento, Palazzo Moriggia, Milano

Nel 1859 si arruolerà nuovamente al seguito di Garibaldi, continuando a riportare schizzi dei luoghi di battaglia del Rinascimento. Ricordiamo per esempio il dipinto La battaglia della Cernaia (1850-1860 ca.), realizzata per volere di Vittorio Emanuele II ed esposto a Brera nel 1859. Questa tela rappresenta la caratteristica di Gerolamo: infatti, egli si rivela in grado di narrare un episodio della guerra senza ritrarre la battaglia vera e propria, ma gli attimi poco precedenti di quest’ultima, in cui si respira la tensione dei soldati, la loro stanchezza, ma anche la loro voglia di combattere per la causa risorgimentale.

Gerolamo Induno, La Battaglia della Cernaja, 1857, Collezione della Fondazione Cariplo

Del 1859 è anche La lettera del campo, quadro che segna l’investitura di Gerolamo Induno a pittore ufficiale del Rinascimento italiano, poiché da questo momento in poi sono tantissimi i dipinti con episodi garibaldini che hanno contribuito a codificare un’iconografia delle guerre d’indipendenza, dei soldati volontari che vi hanno preso parte e dei momenti di quiete dalle battaglie.
In particolare, vengono immortalati i soldati in un attimo di riposo, desiderosi di tornare alla realtà, o i familiari che aspettano a casa, come nel meraviglioso Triste presentimento del 1862.
Si guadagnerà così l’appellativo di “pittore-soldato”. La fama delle sue opere e la sua figura supereranno i confini italiani e lo faranno conoscere anche all’estero, fino a Dublino e a Vienna. Continuerà la sua attività di pittore del Rinascimento e di sincere scene di genere, cogliendo con precisione gesti, espressioni e ambienti, trasmettendo la quotidianità con grande immediatezza. Questo stile caratterizzerà Gerolamo Induno fino alla fine dei suoi giorni, morendo nell’amata Milano nel 1890 senza però scomparire completamente, in quanto rimarrà un punto di riferimento per chi ama la pittura italiana dell’Ottocento e, soprattutto, un autore versatile, profondo e capace di coniugare realismo, attenzione ai dettagli e sentimento patriottico.
Interessante si rivela il collegamento con l’artista Clemente Alberi (1803-1864) il quale, nato a Bologna come figlio d’arte, compirà la propria formazione artistica presso l’Accademia di Belle Arti della propria città, ove insegna il padre Francesco, anch’egli pittore. Orientato verso la rinomata carriera del “pittore di figura”, dedito a soggetti d’argomento storico, Clemente, grazie anche alla ritrattistica e alla partecipazione all’Esposizione di Firenze del 1827, raggiungerà una fama che supererà i confini bolognesi. Del 1839 è la nomina a professore di pittura presso l’Accademia, ruolo che ricoprirà fino al 1860. Il Ritratto di signora con giovane milite della Guardia Civica del 1848 è uno degli esempi più rappresentativi della ritrattistica di Alberi a noi pervenuta. Notiamo vari elementi stilistici che ne hanno fatto la fortuna: il disegno accurato, la liscia pennellata, l’esecuzione finita, la descrizione fedele delle fisionomie.

Clemente Alberi, Ritratto di signora seduta in atto di colloquio con un giovinetto milite, Olio su tela, 141,5 x 193 cm, 1848, Museo Ottocento Bologna

Altra caratteristica di Alberi è la capacità di rendere un ritratto un racconto delle aspirazioni e, come in questo caso, dei conflitti vissuti dai personaggi dipinti sulle sue tele. Le vicende politiche e militari nelle quali questo dipinto nasce contribuiscono a rendere complicato il riconoscimento dei personaggi raffigurati. Rimane però possibile decifrarne il contenuto simbolico: la divisa della guardia civica indossata dal giovane e gli sguardi incrociati dei personaggi descrivono la scena della partenza di un giovane entusiasta volontario, salutato dalle apprensive raccomandazioni della madre.
Il gesto della mano sinistra del ragazzo non sembra limitarsi a indicare una volontà di partenza ma, invece, sembra voler guidare verso un preciso punto – collocato nel giardino – l’attenzione dell’osservatore. Probabilmente non si tratta di un angolo realmente esistito nel parco di una ricca residenza, bensì di un luogo immaginario.
Clemente Alberi continuerà la sua attività pittorica fino al 1864, anno della sua morte, avvenuta nella città natale e, insieme a Gerolamo Induno, ci racconta di un legame profondo non solo con la pittura, ma anche, e soprattutto, con la propria patria, il quale si solidifica durante il Rinascimento e si espone in varie forme d’arte. Il recupero di scene semplici di vita militare, permeate da un senso di nostalgia e solitudine, riscuote un notevole successo, segno della vitalità dei temi di ispirazione risorgimentale.
Si rivela molto interessante, sia dal punto di vista artistico sia da quello storico, il confronto tra due quadri raffiguranti due scene che potrebbero sembrare simili, ma che in realtà si sveleranno particolarmente diverse.
Parliamo di Il grande sacrificio – partenza del garibaldino del pittore Gerolamo Induno, e Ritratto di signora seduta in atto di colloquio con un giovinetto milite di Clemente Alberi. Infatti, notiamo che entrambe le opere raffigurano la partenza di giovani uomini volontari; ma ciò che si nota, se si guarda più a fondo – o attorno ai personaggi –, è che il contesto sociale cambia completamente: infatti, mentre Alberi preferisce mostrare un ambiente aristocratico ma senza fare nomi – a causa del turbolento periodo storico –, visibile dai vestiti e dalle pareti della casa, Induno vuole raccontare la storia di una famiglia più semplice non solo attraverso la pittura, ma anche mediante il titolo. Infatti, “Il grande sacrificio” rappresenta la povertà come impossibilità di scelta, come obbligo, come sacrificio.

Gerolamo Induno, Il grande sacrificio (La partenza del garibaldino), Olio su tela, 1860

Se, poi, ci interessiamo agli anni in cui questi quadri vengono dipinti, notiamo una seconda differenza: infatti, Il grande sacrificio – partenza del garibaldino viene dipinto nel 1860, un anno prima dell’Unità d’Italia, ed è in questo periodo che si vuole infondere un senso di unità presente nell’aria, ma non ancora concreto; in questo quadro si rendono anche più evidenti i sacrifici eroici compiuti durante la Seconda Guerra d’Indipendenza. Invece, il quadro Ritratto di signora seduta in atto di colloquio con un giovinetto milite viene dipinto nel 1848, durante la Prima Guerra d’Indipendenza, durante la quale, invece, i sentimenti che si vogliono esprimere vogliono essere meno pubblici e, al contrario, più privati.
Ricordiamo infine la collocazione di entrambi i quadri: infatti, mentre il dipinto di Induno lo possiamo trovare nella Pinacoteca di Brera, l’opera di Alberi è posta al sicuro nelle stanze del Museo Ottocento di Bologna.

Sitografia:

Gerolamo Induno, file:///C:UsersalieiOneDriveDocumentiantichitagiglio.html
Gerolamo Induno, https://www.valutazionearte.it/artisti/gerolamo-induno/#La_pittura_di_genere
Gerolamo Induno, file:///C:UsersalieiOneDriveDocumentiGerolamo%20Induno%20-%20Wikipedia.html
Gerolamo Induno, L’Eroe Artistico del Risorgimento Italiano, file:///C:UsersalieiOneDriveDocumentiestrosfere.html
Ritratto di signora seduta in atto di colloquio con un giovinetto milite, file:///C:UsersalieiDownloadsALBERI%20EXPERTISE%20POPPI.doc
Clemente Alberi, file:///C:UsersalieiOneDriveDocumentiAlberi%20Clemente%20_%20Storia%20e%20Memoria%20di%20Bologna.html
Lettura di un’immagine: il Grande sacrificio (La partenza del garibaldino) di Gerolamo Induno, file:///C:UsersalieiOneDriveDocumentiLETTURA%20DI%20UN’IMMAGINE_%20Il%20Grande%20sacrificio%20(La%20partenza%20del%20garibaldino).%20Olio%20su%20tela%20(1860)%20di%20Gerolamo%20Induno%20–%20TRUCIOLI%20SAVONESI.html

 

Ester Zoli
Laureanda triennale in Antropologia, Religioni e Civiltà Orientali all’Università di Bologna. Appassionata di storia medievale e letteratura dell’Ottocento e Novecento.