L'arte dell'autoritratto - dall'antichità al Novecento.
Cosa ha significato per gli artisti in ogni epoca raffigurare il proprio volto?
Dall’antichità al Novecento, l’autoritratto è “il sublime ricordo dell’antico mito di Narciso”, narrato da Ovidio nella Metamorfosi. La figura dell’artista che si guarda, riassume con la potenza dell’immagine la domanda del conoscere e del senso, la relazione tra visibile e dicibile; permettendo all’artista di guardare dentro di sé e cogliere l’essenza.
A partire dall’età umanistica si afferma sempre più l’autoritratto come comunicazione del proprio talento e come rivendicazione e affermazione del ruolo sociale dell’artista nel suo tempo. Il Quattrocento ci offre un serie di autoritratti inseriti nella scena collettiva, ricordiamo per esempio l’Adorazione dei Magi di Sandro Botticelli o la Scuola di Atene di Raffaello delle Stanze vaticane, fino ad arrivare ai ritratti singoli, frontali o di tre quarti: tramite per la meditazione sull’esistenza dell’artista e sul significato dell’arte.
Raffaello Sanzio, Scuola di Atene (particolare dell’autoritratto), 1509-1511, affresco. Città del Vaticano, Musei Vaticani, Stanza della Segnatura
Sandro Botticelli, Adorazione dei Magi (particolare dell’autoritratto), 1475 ca., tempera su tavola. Firenze, Galleria degli Uffizi
Con la modernità l’autoritratto si carica di una valenza romantica, divenendo luogo di elaborazione del mito dell’artista: lo specchio mostra un nuovo Narciso nel Novecento.
Per Juana Romani (1867-1923), dipingersi non era solo un esercizio estetico, ma un atto di ribellione e di costruzione della propria leggenda. In un’epoca che faticava a riconoscere il genio femminile, l’autoritratto era lo spazio in cui l’artista confermava a sé stessa e al mondo il proprio valore.
L’infanzia di Juana Romani, nata a Valleri come Giovanna Carolina Carlesimo nel 1867, è marcata dall’abbandono del padre brigante, dal trasferimento a Parigi a dieci anni e l’affiliazione a un musicista che diverrà il suo padre presunto.
Seguendo l’insegnamento del suo maestro (e amante) Ferdinand Roybet, Juana utilizzava pennellate larghe e sicure. Non cercava la perfezione levigata del neoclassicismo, ma una vitalità quasi “viva” sulla tela. Spesso il volto e le mani emergono da uno sfondo scuro e indefinito, creando un’atmosfera misteriosa e intimista. Quasi tutti i suoi quadri sono ritratti di donne, per i quali prende a modelle sue amiche e colleghe.
Juana Romani, Autoritratto,1895, olio su tela, Saint-Ouen, Segoura Fine Art, esposta per la mostra ” Il ritratto dell’artista” al Museo Civico San Domenico, Forlì (2025)
Questo processo di mitizzazione dell’io, iniziato con il trionfo parigino della Romani, troverà un’eco profonda e una nuova sensibilità formale negli autoritratti di Lea Colliva, dove lo sguardo dell’artista diventa lo strumento definitivo per indagare la complessità dell’animo umano nel secolo scorso.
Lea Colliva (1901-19755), è stata una delle voci più singolari e indipendenti della pittura bolognese del Novecento. La sua vita fu segnata da un temperamento descritto dai critici come “indomito” e “vulcanico” e nonostante il successo in vita, la sua figura rimase per molti anni in una sorta di cono d’ombra. I suoi autoritratti (come quello “con la giacca rosa (Guzzano)” del 1924) evitano la posa compiaciuta. Lo sguardo è spesso assorto, quasi sfidante, e riflette un’inquietudine segreta.
Il dipinto mostra l’artista a mezzo busto, con il volto rivolto verso lo spettatore ma lo sguardo leggermente perso o assorto, conferendo all’opera un’aura di introspezione psicologica (Arcangeli,1973).
Si nota una pennellata materica, densa e vibrante (Ruggeri,1970). Il colore non è steso in modo uniforme, ma attraverso tocchi decisi che costruiscono i volumi del volto e del corpo. Questo stile risente dell’influenza del post-impressionismo e di correnti del primo Novecento che privilegiavano l’espressività alla precisione fotografica (Raimondi,1962).
Il fulcro cromatico è la “giacca rosa” (o scialle), resa con sfumature che vanno dal rosa tenue a toni più carichi e terrosi. Lo sfondo scuro e neutro serve a far risaltare l’incarnato e il rosa dell’indumento, creando un forte
contrasto chiaroscurale che modella la figura. La luce colpisce il lato sinistro del volto dell’artista (destra per chi guarda), lasciando l’altra metà in leggera penombra, un espediente che accentua la tridimensionalità e l’intensità dello sguardo.
Lea Colliva, Autoritratto con giacca rosa (Guzzano), 1924, olio su tela, 51x36cm, collezione privata, Museo Ottocento Bologna
La dicitura ‘Guzzano’ nell’iscrizione (visibile in basso a destra insieme alla firma e alla data) si riferisce alla località sull’Appennino bolognese dove la famiglia Colliva possedeva una residenza (Gottarelli, 1976). Nel 1924, Lea Colliva era ventitreenne e stava già sviluppando un linguaggio personale che si distaccava dalla tradizione accademica per abbracciare una modernità fatta di sintesi formale e sensibilità emotiva (Sinigaglia e Buscaroli, 2025). Questo autoritratto testimonia la sua ricerca sull’identità e sulla resa plastica della figura umana.
Maria Kukanova
Laureanda in triennale di Scienze della Comunicazione all’Università di Bologna, appassionata di arte in tutte le sue forme e interessata alla valorizzazione culturale del nostro territorio.
Bibliografia
Arcangeli, F., Lea Colliva, Catalogo della mostra antologica (Bologna, Palazzo d’Accursio), Bologna, Comune di Bologna, 1973.
E. Gottarelli, In memoria di Lea Colliva, 1901-1975, in «Strenna Storica Bolognese», XXVI, 1976, pp. 127-152.
F. Sinigaglia, B. Buscaroli (a cura di), Ineffabile Lea. Lea Colliva (1901-1975) a 50 anni dalla morte, catalogo della mostra (Bologna, Museo Ottocento Bologna, 31 ottobre 2025 – 16 marzo 2026), Bologna, 2025.
Raimondi, G., Lea Colliva. Disegni, Milano, Edizioni Domus, 1962
Ruggeri, G. (a cura di), Sarò la spia di Dio. Lea Colliva (1904-1975), con prefazione di Luciano Anceschi, Bologna, Galleria Marescalchi, 1977.
Catalogo per la mostra Nello specchio di Narciso. Il ritratto dell’artista. Il volto, la maschera, il selfie, Forlì, Museo Civico San Domenico, 2025
Sitografia
Redazione Velletri Life, Un autoritratto della pittrice veliterna Juana Romani protagonista a Forlì, in «Velletri Life», [online], disponibile a: https://velletrilife.it/un-autoritratto-della-pittrice-veliterna-juana-romani-protagonista-a-forli/ (consultato il 19 febbraio 2026).